white clouds
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Ascoltiamo insieme

Leggiamo ed ascoltiamo la favola de “la nuvola grigia e la pace”

C’era una volta, in un cielo vasto e mutevole, una piccola nuvola grigia di nome Goccia. Non era imponente e bianca come le sue compagne più fortunate, né minacciosa e scura come quelle che portavano i temporali. Goccia era semplicemente grigia, un po’ anonima in quell’immensità azzurra.

Ma Goccia aveva un desiderio speciale nel suo cuore vaporoso: non voleva portare semplici acquazzoni o tristi pioggerelle. Goccia sognava di portare la pioggia della pace. Vedeva il mondo sottostante, a volte così agitato, con i suoi rumori aspri e i colori sbiaditi dalla fretta e dalle preoccupazioni. E pensava che forse, solo forse, le sue gocce avrebbero potuto lavare via un po’ di quella tristezza e far fiorire la calma.

Le altre nuvole la prendevano un po’ in giro. “Pioggia di pace? Ma cosa dici, Goccia? Siamo nuvole, portiamo pioggia e basta! A volte leggera, a volte forte, ma sempre e solo acqua!

Ma Goccia non si scoraggiava. Si lasciava trasportare dal vento, osservando attentamente la terra. Vide campi aridi che invocavano ristoro, città rumorose dove le persone sembravano camminare con cuori pesanti, e luoghi dove piccole liti rendevano l’aria tesa.

Un giorno, il vento la spinse sopra una valle dove due piccoli villaggi erano in disaccordo da tempo. Le strade erano silenziose, i sorrisi rari. Goccia sentì una stretta nel suo essere di vapore. “Oh,” pensò, “quanto vorrei portare qui la mia pioggia di pace!

Si concentrò con tutte le sue forze. Non pensò a quanto fosse grigia o insignificante. Pensò solo al suo desiderio di portare serenità. Lentamente, una, poi due, poi tante piccole gocce iniziarono a cadere dalla sua pancia.

Ma non erano gocce normali. Erano tiepide, come lacrime di gioia. E mentre toccavano la terra, non facevano rumore. Si posavano dolcemente sui tetti, sulle strade polverose, sui campi riarsi. E con loro, sembrava diffondersi una strana quiete.

Gli abitanti dei due villaggi, sentendo quella pioggia inaspettata e delicata, uscirono dalle loro case. Non c’era vento forte, né tuoni minacciosi, solo un dolce scroscio che accarezzava ogni cosa. Respirarono l’aria fresca e pulita, e qualcosa dentro di loro iniziò a sciogliersi.

Le tensioni sembravano alleggerirsi con ogni goccia. Un bambino di un villaggio guardò un bambino dell’altro villaggio dall’altra parte della piazza e per la prima volta dopo tanto tempo, sorrise. Poi un adulto ricambiò il saluto a un vicino che prima evitava.

La pioggia di Goccia continuò, lieve e costante, per un po’. Quando smise, un profumo meraviglioso si levava dalla terra. I colori sembravano più vivi, l’aria più leggera. E soprattutto, i cuori delle persone sembravano più aperti.

Quel giorno, per la prima volta dopo tanto tempo, gli abitanti dei due villaggi si incontrarono a metà strada. Non per litigare, ma per parlare, con voci calme e volti distesi. La pioggia di pace di Goccia aveva innaffiato i semi della comprensione.

Goccia, lassù nel cielo, si sentì più leggera che mai. Il suo grigiore non le sembrava più un difetto, ma il colore della calma prima della rinascita. Aveva capito che non serviva essere la nuvola più grande o più bianca per fare la differenza. Bastava avere un desiderio puro nel cuore.

E da quel giorno, Goccia continuò a viaggiare, portando la sua pioggia speciale dove ce n’era più bisogno, una pioggia che non era fatta solo d’acqua, ma anche di speranza, perdono e, soprattutto, di pace. E ogni volta che le sue gocce toccavano la terra, un piccolo miracolo accadeva: un po’ di armonia tornava nel mondo.

La nuvola grigia e la pace - www.eugenioruberto.it

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