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Parli con me?

commento al Vangelo di oggi di Lc 12,39-48, a cura di Martina Pampagnin

Ho disegnato una porta
e mi sono seduta dietro di lei
pronta ad aprirla
non appena arrivi.

Dunya Mikhail

Entro nel testo (Lc 12,39-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Mi lascio ispirare

«A chi parli, Signore? Parli con me, Padre?»

A volte la tua Parola è dura, sembra non riguardare la mia vita. È distante, fredda, grigia. Ma è la tua Parola distante oppure è il mio cuore ad averle chiuso la porta?

Provo a tirare il chiavistello, provo girare la chiave e socchiudere di qualche millimetro le ante della porta del cuore: cosa c’è dall’altra parte?

La paura che tu mi chieda indietro tutto l’amore che ricevo, come fosse un debito da ripagare con tanto di interessi, con dolore e sofferenza. Una paura che mi tiene a porte chiuse di fronte alla tua Parola, di fronte al tuo dono più bello, quello che doni senza fine: l’Amore.

Ma è davvero così? L’Amore che ci doni di vivere e sperimentare va ripagato con interessi in negativo, con dolore e sofferenza? È questo il tuo «molto sarà richiesto» che così tanto spaventa?

Apro un po’ di più la porta e mi accorgo che la tua voce mi raggiunge con altre parole. Il tuo sorriso splende di gratuità: come potresti chiedere il buio in cambio della luce, dolore in cambio di amore?

Ascolto la tua voce e tutto diventa leggero e liberante. Finalmente capisco: Amore chiama amore. Solo questo mi chiedi. Come potrei averne paura?

Martina Pampagnin

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