Ciao Eugenio

Stasera ti voglio parlare da uomo a uomo, come sempre abbiamo fatto e come spesso abbiamo fatto.

Oggi abbiamo avuto la fortuna di incontrare a casetta tua dei nuovi amici: Michele, la moglie e la figlia.

Sono nuovi perché non li conoscevamo, ce li hai fatti conoscere tu.

Michele, come tantissime persone a noi sconosciuti, ti hanno adottato, ti hanno preso a cuore.

Tu sei entrato nel loro cuore e sicuramente anche loro sono entrati nel tuo, nel vostro. Di lassù.

Il pensiero che abbiamo fatto con mamma e Francesca è proprio questo: qual è la vita, dov’è la vita. Questa? O l’altra?

Questo è un test e l’altra è la vita? O questa è la vita e dopo c’è il completamento e quindi si mette in pratica tutto quello che abbiamo imparato qui?

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In effetti dicevamo a Francesca, il nostro pensiero: Dio è un po’ come un manager, un coach, un allenatore.

I manager scelgono i migliori impiegati; i coach scelgono i migliori giocatori.

Talvolta qualcuno, mosso a pietismo, potrebbe dire: “povero figlio, a 14 anni…”

Sicuramente avevi già tutte le carte in regola, eri pronto.

Dio ti ha visto pronto, ti ha trovato pronto.

Quindi in effetti siamo noi un po’ scadenti, siamo noi qui impreparati.

Noi qui dobbiamo imparare tanto.

Ecco a cosa serve la vita qui: ad imparare.

Dobbiamo imparare ad essere più buoni, ad amare gli altri, ad amare la Terra che ci ospita, come aiutare i nostri fratelli.

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Dobbiamo imparare soprattutto ad amare.

Ed è quello che Eugenio sta insegnando.


Preghiamo insieme:

Stanotte ti sogneremo così:

Eugenio sorride a casa dopo la partita di basket
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