Il gelato

Sono le 2.35

Mentre sbuffava come una locomotiva a vapore per il suo mal di pancia, forse solo immaginario, mi dice: “papà, come mi avevi promesso, mi devi dare quello… aiutami a ricordare”

Mi ero leggermente addormentato al suo fianco sul divano, mi ha svegliato con un piccolo tocco della mano, quindi ero anche io stordito. Gli rispondo: “non so, cosa ti devo ricordare?”

“Quello che dai sempre a me e Checchina…mmmh…. il gelato”

cornetto Algida

Gli dico, stupito: “ma Eugenio, sono le 2.30 di notte, sbuffi come una caffettiera perché ti fa male la pancia, adesso vuoi anche il gelato?”

Lui insiste.

In quel preciso istante avverto che il maligno dentro la sua testa ha preso il sopravvento, gli ha rubato anche gli ultimi pensieri, gli ultimi sogni.

Sogni di un adolescente di 14 anni, tra 20 giorni.

Grido nella notte, arrabbiandomi contro questa ingiustizia.

Lui sente le mie lacrime copiose, e mi consola, abbracciandomi.

Gli dico: “è vero che non ci lasceremo mai?”

Mi risponde: “si, papino, non ci lasceremo mai!”

non ci lasceremo mai!

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