Mi trovo a pensare questa sera alla parola “convivere”, cioè “vivere con”.

Quante cose, oggetti, esperienze ci ritroviamo a “vivere con” gli altri e con il nostro essere più profondo.

Impari sin da piccolo a convivere con compagni più furbi, più monelli, più preparati o più studiosi. Da subito, sin dall’asilo, capisci che l’ambiente scolastico può essere croce o delizia. Convivi con insegnanti che reputi simpatici e preparati e con quelli noiosi e antipatici… Si, la convivenza, capisci subito il significato di questo termine… Puoi ribellarti, abbandonare, cambiare scuola, ma ci sarà sempre da convivere con qualcuno o qualcosa che saranno diversi da te.

Ti capiterà di praticare qualche sport, e anche lì, se la tua passione è grande, dovrai imparare a convivere con compagni diversi da te, con allenatori che ti chiederanno sempre di più. Dovrai convivere con regole di gioco e di rispetto nel campo e fuori. Che grande lezione di vita è la convivenza con gli avversari durante una partita!

Potrai vivere in un piccolo paese come in una grande città, ma ci saranno sempre situazioni con le quali dovrai essere bravo a vivere insieme (l’orologio del campanile che suona a tutte le ore, l’allarme della signora al piano di sopra che si è rotto e suona ininterrottamente, il vicino che si appropria del posto macchina, il ragazzo che passa a mezzanotte ascoltando musica neo-melodica a tutto volume…) Per amore di pace, per quella Santa Convivenza imparerai a fare buon viso a cattivo gioco e a concedere anche agli altri l’uso improprio della tua libertà…

E via così di seguito… convivere con i colleghi di università, con i colleghi di lavoro, con il compagno o compagna della vita…

E c’è poi una convivenza che devi imparare ad affrontare da solo… Vivere con una malattia. Già, vivere con uno stato fisico che non è al massimo, con una vita sociale azzerata, con uno stato confusionale perenne, con la paura continua… Ecco, è questa la convivenza più solitaria che possa capitare ad un essere umano. Ritrovarsi da solo, in compagnia della malattia. Perché alla fine sei sempre da solo… si, ci sono mamma e papà, c’è la famiglia, ci sono gli amici, ci sono i conoscenti, ma chi vive con la malattia sei sempre e solo tu; chi si ritrova a dover affrontare dolore, privazioni, tristezza sei tu. Da solo. Si, da solo, perché la bestiaccia vive dentro di te, è con te che ha intrapreso la battaglia, è con te che vuole combattere…

Beh, caro il mio guerriero, tu questa battaglia la stai affrontando con tanto coraggio, con tanta forza e volontà di vincere. Lo sai bene, che mamma, papà, e Francesca in primis, sono orgogliosi del tuo coraggio, della tua tenacia, del tuo grande spirito di sacrificio, che è innaturale in un ragazzino di 13 anni. Tu vivi e lotta contro questa bestiaccia e noi viviamo del riflesso del tuo coraggio. Noi non possiamo crollare, non ne abbiamo il diritto, sei tu che lotti e sei tu che a noi dai la forza. Noi, da questa esperienza, impariamo ogni giorno a convivere con te!

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