Leggiamo ed ascoltiamo il Vangelo del giorno 1 marzo 2026
II Domenica di Quaresima
- B. Giovanna Maria Bonomo badessa (1606-1670)
- S. Felice III Papa (48°) dal 483 al 492
- Santo del giorno
Prima Lettura
Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio.
Dal libro della Gènesi
Gen 12,1-4a
In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
Tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 32 (33)
R. Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.
Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. R.
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. R.
L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R.
Seconda Lettura
Dio ci chiama e ci illumina.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 1,8b-10
Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!». (Cf. Mc 9,7)
Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo di oggi 1 marzo 2026
Il suo volto brillò come il sole.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».
Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Parola del Signore.
Si dice il Credo.
La Luce sul Monte: Il volto splendente di Eugenio
Il Vangelo di oggi ci porta sul monte Tabor. Gesù si trasfigura davanti ai suoi discepoli: «il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce». È un momento di bellezza insostenibile, un anticipo della Risurrezione. Pietro, estasiato, vorrebbe fermare il tempo: «Signore, è bello per noi essere qui!». Ma la voce del Padre dal cielo ci indica la strada: «Questi è il mio Figlio, l’amato… ascoltatelo».
Questa luce sfolgorante mi riporta immediatamente al ricordo di mio figlio Eugenio. Ci sono stati momenti, anche nei giorni della prova più dura, in cui il volto di Eugenio sembrava emanare una pace e una luce che non potevano venire dalla terra. Era come se lui stesse già vivendo la sua personale “trasfigurazione”, mostrandoci che oltre il dolore fisico risplendeva un’anima già immersa nell’amore di Dio. Quella bellezza ci dava la forza di scendere dal monte e affrontare la valle della sofferenza con una speranza nuova. Eugenio è stato per noi quel raggio di sole che squarcia le nubi, ricordandoci che la nostra meta finale non è la croce, ma la luce infinita del Padre.
Nelle mie preghiere, oggi chiedo di saper custodire quella luce nei momenti di buio. Come i discepoli, anche noi dobbiamo scendere dal monte, ma lo facciamo con la certezza che Gesù è con noi e che il volto di Eugenio ora brilla per sempre come il sole. Ascoltare Gesù, come ci ha insegnato mio figlio con la sua pazienza, significa camminare verso la Pasqua sapendo che la morte è stata vinta dalla Luce.
IL MAGISTERO DEI PAPI
Uniamo le voci dei successori di Pietro per contemplare il mistero della gloria di Dio che trasfigura l’umano:
- Papa Leone XIV: «La Trasfigurazione non è un’illusione, ma la rivelazione della nostra vera identità futura. Sul Tabor, Cristo squarcia il velo del tempo per dirci che siamo fatti per la Luce. Ogni sofferenza accettata con amore è un passo verso quel candore eterno. Non abbiate timore delle ombre del mondo: se tenete lo sguardo fisso sul volto trasfigurato del Signore, anche la vostra notte si farà chiara come il giorno.»
- Papa Francesco: «Gesù si trasfigura per preparare i discepoli alla passione. Anche noi abbiamo bisogno di questi momenti di grazia per affrontare le prove della vita. La bellezza di Dio ci dà la forza di andare avanti, ricordandoci che il punto di arrivo è la Risurrezione.» (Angelus)
- Benedetto XVI: «La preghiera è il luogo della trasfigurazione. Quando preghiamo, entriamo nella luce di Dio e il nostro cuore viene purificato. Sul monte Tabor impariamo che la gloria di Dio passa attraverso l’umiltà e l’ascolto della Sua Parola.» (Cfr. Verbum Domini)
- San Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura di guardare in alto! La Trasfigurazione è la risposta di Dio a chi teme che la morte sia la fine di tutto. Cristo è la luce che illumina ogni uomo. Portate questa luce nelle vostre famiglie e nei luoghi del dolore, perché la speranza non muore mai.» (Cfr. Speranza)
- San Paolo VI: «Il Tabor è il monte della gioia. È bello stare con il Signore, ma dobbiamo scendere per servire i fratelli. La visione della gloria ci impegna a trasformare il mondo con la forza della carità, rendendo ogni gesto un riflesso della luce divina.» (Omelia della Trasfigurazione)






