Preghierina del 29 gennaio 2026
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Sabato 31 gennaio 2026
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Leggi e medita sulla preghierina del 29 gennaio 2026

La Luce che non si spegne: Tra tempeste della terra e venti di guerra

In questa serata di fine gennaio, mentre il buio scende e il silenzio si fa spazio nelle nostre case, siamo chiamati a sostare davanti a una fiammella. Il Vangelo di oggi (Mc 4, 21-25) ci consegna un’immagine di una semplicità disarmante ma di una potenza rivoluzionaria: la lampada. Gesù ci interroga con una domanda che va dritta al punto: “Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? Non viene invece per essere messa sul candelabro?”. Questa domanda non è solo un insegnamento morale, è una bussola per la nostra vita, specialmente quando ci sentiamo circondati dalle ombre.

1. La lampada sul candelabro: Il coraggio della testimonianza

Mettere la luce sul candelabro significa avere il coraggio di essere visibili, non per orgoglio, ma per utilità. La vita di Eugenio è stata esattamente questo: un candelabro altissimo. La malattia avrebbe potuto essere il “moggio”, quel recipiente oscuro capace di soffocare ogni speranza, o il “letto” dell’apatia e della rinuncia. Invece, Eugenio ha scelto di risplendere.

La sua luce non era fatta di parole complicate, ma di gesti, di sorrisi, di una vicinanza a Gesù che traspariva da ogni sguardo. Quella lampada, accesa nel segreto di una stanza di ospedale o nel calore della sua casa, oggi brilla su questo sito per tutti noi. Ci insegna che non esiste situazione, per quanto buia o dolorosa, che possa spegnere la luce di Dio se noi decidiamo di tenerla alta. Eugenio ci ricorda che siamo nati per risplendere, non per nasconderci nelle pieghe della tristezza.

2. Quando il cielo si oscura: Le tempeste e il fango

In questi giorni, il nostro sguardo è rimasto fisso sulle immagini che arrivano dalla Sicilia. Abbiamo visto il cielo chiudersi e scatenare una furia che ha travolto strade, case e speranze. Il fango lasciato dalla tempesta Harry non è solo un ammasso di detriti; è il simbolo di una fragilità che ci spaventa. Eppure, proprio lì, tra il fango, abbiamo visto accendersi tante “piccole lampade”: le mani dei soccorritori, la solidarietà dei vicini, la preghiera di chi non ha smesso di sperare.

Eugenio amava la natura, ne coglieva la bellezza divina. Oggi, guardando a lui, sentiamo l’invito a prenderci cura di questa “casa comune”. Essere luce oggi significa anche non voltarsi dall’altra parte di fronte al disastro ambientale, ma diventare custodi del creato, affinché le tempeste della terra trovino cuori pronti a ricostruire e a proteggere i più deboli.

3. Il grido della pace: Luci oltre il confine

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Ma la nostra lampada stasera deve allungare i suoi raggi ancora più lontano. Non possiamo restare chiusi nel nostro piccolo guscio mentre venti di guerra soffiano impetuosi in Ucraina, in Medio Oriente e in tanti altri luoghi della terra dove la vita sembra valere meno di un confine o di un’ideologia. Le ali d’angelo che abbiamo immaginato sopra la tempesta devono diventare uno scudo per chi oggi non ha protezione.

La guerra è il buio più profondo, il moggio che cerca di coprire la luce della dignità umana. Eugenio, nel suo cammino, ha vissuto una sua personale “guerra” contro un nemico invisibile e spietato, ma l’ha affrontata senza odio, senza mai cercare un colpevole, ma offrendo tutto per amore. È questo lo spirito che invochiamo stasera per il mondo intero: la capacità di disarmare il cuore. Chiediamo che i grandi della terra abbiano un sussulto di coscienza, che vedano la luce della ragione e della compassione, mettendo fine a conflitti che seminano solo morte e macerie.

4. La misura dell’Amore

Gesù ci avverte: “Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi”. Se misuriamo con l’odio, riceveremo divisione. Se misuriamo con l’indifferenza, resteremo soli. Ma se usiamo la misura di Eugenio – la misura del dono totale, della pazienza infinita, dell’amore che non chiede nulla in cambio – allora la nostra lampada non resterà mai senza olio.

Stasera, ogni goccia di pioggia che batte sui vetri diventi una goccia d’olio per la nostra lampada. Ogni sospiro di preoccupazione per le guerre diventi una preghiera che sale verso le ali di quell’angelo che ci protegge. Siamo tutti chiamati a essere candelabri in un mondo che ha smarrito la strada. Non abbiamo paura del buio: abbiamo Eugenio che ci sorride dal cielo e ci assicura che la Luce ha già vinto.


Preghiera della Sera

Signore Gesù, Principe della Pace, mentre scende la sera e la nostra lampada brilla, Ti affidiamo il grido di chi soffre per la crudeltà delle guerre. Ti preghiamo per i governanti e per chi ha in mano il destino dei popoli: illumina le loro menti affinché scelgano il dialogo e non il conflitto.

Ti affidiamo ancora i nostri fratelli colpiti dalle tempeste in Sicilia: che la ricostruzione delle loro case sia segno di una ricostruzione più grande, quella dell’umanità intera.

Eugenio, angelo di luce, tu che ora vedi la Pace vera, intercedi per noi. Fa’ che le tue ali proteggano chi non ha più un tetto, chi ha il cuore ferito dall’odio e chi cerca la forza per perdonare. Dacci la grazia di essere, nel nostro piccolo, costruttori di pace, riflettendo la Tua luce in un mondo che ha troppa sete d’amore.

Amen.


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