Preghierina del 24 gennaio 2026
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Sabato 31 gennaio 2026
Ascoltiamo insieme

Leggi e ascolta la nostra preghierina del 24 gennaio 2026

Sotto la pioggia, al riparo della Grazia

Cari amici, fuori piove. Il ticchettio insistente dell’acqua sembra voler scandire il ritmo dei nostri pensieri. C’è una malinconia sottile nella pioggia, specialmente quando cade su ferite ancora aperte, su situazioni familiari drammatiche, su guerre, dolori, disastri. Ma la pioggia è anche l’elemento che lava, che disseta, che prepara la terra a una nuova fioritura. Tutto dipende da dove scegliamo di ripararci.

Il Vangelo di oggi (Mc 3, 20-21) ci mostra Gesù che torna a casa, e di nuovo la folla è così numerosa che “non potevano neppure mangiare”. Gesù è talmente immerso nel bisogno degli altri, talmente “fuori di sé” per amore, che i suoi stessi parenti si preoccupano. In questa casa affollata, in questo spazio di accoglienza totale, noi troviamo il nostro riparo stasera.

Preghierina del 24 gennaio 2026
Photo by irfanarif666 on Pixabay

La pioggia che non bagna l’anima

Eugenio conosceva bene le “intemperie” della vita. La sua non è stata una passeggiata sotto il sole, ma un cammino sotto nuvole pesanti che avrebbero scoraggiato chiunque. Eppure, chi lo ha conosciuto, chi guarda le sue foto, non vede un ragazzo bagnato dalla tristezza o infreddolito dalla paura. Eugenio aveva un ombrello speciale: la sua fede e l’amore della sua famiglia e di tutti voi che gli avete voluto bene.

Mentre stasera ascoltiamo la pioggia cadere, chiediamoci: qual è il nostro riparo? Eugenio ci insegna che quando siamo “a casa” con Gesù, come descritto nel Vangelo di oggi, le tempeste esterne possono scuotere le mura, ma non possono spegnere il fuoco che arde nel camino del cuore. Lui era quel fuoco.

La folla dei bisogni e il silenzio della preghiera

Il brano di oggi ci dice che la folla non dava tregua a Gesù. Anche noi, a volte, ci sentiamo assediati: dalle notizie dei disastri ambientali, dalle preoccupazioni quotidiane, dal senso di impotenza di fronte a una natura che sembra ribellarsi. Le guerre crescono intorno a noi come funghi, l’odio dilaga in ogni dove. Ci sembra di non avere neanche il tempo di “mangiare”, ovvero di nutrirci di pace.

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Eugenio, nella sua semplicità, sapeva trovare il tempo per l’essenziale. Anche nel caos delle cure mediche, lui sapeva ritagliarsi lo spazio per un sorriso, per un pensiero gentile, per una preghiera. La pioggia che cade stasera ci costringe a stare in casa, a fermarci. Usiamo questo tempo non per lasciarci schiacciare dalla malinconia, ma per “mangiare” alla tavola della Parola, ritrovando quella calma che Eugenio sprizzava da ogni poro.

Essere “Fuori di sé” per amore

I parenti di Gesù dicevano: “È fuori di sé”. Ed è vero. L’amore di Dio è un’esagerazione, una follia agli occhi del mondo. Anche la vita di Eugenio può sembrare una follia: come si può sorridere così tanto quando tutto sembra remare contro? Come si può continuare a unire migliaia di persone attraverso un sito, anni dopo essere volati in Cielo?

È la “follia” dell’amore che non muore. Mentre fuori piove, pensiamo a quanti volontari sono “fuori di sé” stasera, infreddoliti, bagnati, per aiutare chi è in difficoltà. È lo stesso spirito che muoveva Eugenio: un amore che non si risparmia, che non calcola, che si dona fino in fondo.

Un pensiero per chi trema sotto l’acqua

Non possiamo ignorare che per molti, stasera, la pioggia non è solo un suono romantico, ma un incubo che ritorna. Preghiamo per le famiglie che guardano il cielo con timore. Chiediamo a Eugenio, che ora vive dove splende il Sole che non tramonta mai, di intercedere affinché la terra trovi sollievo e gli uomini trovino il coraggio della solidarietà. Che ogni goccia d’acqua che cade stasera sia una lacrima di commozione per chi si aiuta, e non una lacrima di disperazione per chi è solo.

Preghiera della Sera

Signore Gesù, la pioggia ci ricorda che siamo creature fragili, bisognose di protezione. Grazie perché ci apri la porta della Tua casa, dove c’è posto per tutti, specialmente per chi è stanco e affamato di pace. Ti affidiamo le popolazioni colpite dal maltempo, tutti coloro che a causa di guerre e disastri ambientali non hanno un riparo sicuro: sii Tu il loro tetto e il loro calore.

Eugenio, tu che hai saputo ballare sotto la pioggia del dolore senza mai perdere il passo della speranza, proteggici stanotte. Fa’ che il rumore dell’acqua che cade ci ricordi il nostro battesimo, la nostra chiamata a essere vita nuova. Veglia su chi dorme con la paura nel cuore e donaci di risvegliarci domani con il desiderio di essere, come te, un raggio di sole per chiunque incontreremo.

Amen.

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