Eugenio allo specchio 20/11/17

Preghierina del 21 maggio 2024

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Domenica 18 gennaio 2026
Ascoltiamo insieme

Leggi e ascolta la preghierina del 21 maggio 2024


Comunicare

commento al Vangelo di oggi di Mc 9,30-37


Basta guardare qualcuno in faccia un po’ di più, per avere la sensazione alla fine di guardarti in uno specchio.

Paul Auster
preghierina del 21 maggio 2024

Entro nel testo (Mc 9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà».

Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao.

Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?».

Ed essi tacevano.

Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande.

Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Il Maestro non ha fretta, si siede, ripete gli insegnamenti. Si siede, si mette alla stessa altezza dei discepoli, affinché vi sia dialogo di sguardi e ascolto dei cuori. Abbraccia i bambini, accoglie chi sta muovendo i primi passi.

Boker Or via X

Mi lascio ispirare

Camminare insieme giorni, mesi, anni, eppure, a volte, non comprendere chi mi cammina accanto. Non comprendersi: la più consueta e umana delle esperienze relazionali. Il segno che stiamo imparando a comunicare.

Ed ecco la cartina di tornasole della nostra umanità. Se non comprendiamo tendiamo a chiuderci, perché chiedere spiegazioni richiede un certo lavoro. Domandare è un’arte che richiede libertà. Forse perché interrogare chi non ho compreso significa mettermi a nudo, riconoscere un limite che sì, è anche mio: proclamarsi piccoli.

Ma la strada è ancora lunga, e continuiamo a camminare. Anche nell’incomprensione è possibile camminare insieme. E intanto discutiamo su chi, fra noi, tutti piccoli nella nostra fallibilità creaturale, sia il più grande. Avanti il più forte, il meno fragile: ecco chi vince, ecco la priorità.

Il fatto è che chi mi cammina accanto non solo conosce tutto di me, ma mi ascolta. La sua priorità è prendermi sul serio, sente la mia vita e la mia inquietudine. E mi insegna a partire da questa. Dalla mia realtà, non da teorie alte e inaccessibili.

Alla fine fermarsi, mettersi a sedere e scoprire, dal volto di un bambino, che basta essere così: noi stessi. Piccoli. Risolvere di accoglierci così e, di conseguenza, scoprire che essere il più grande consiste proprio nel desiderare di accogliere, come sé, altri piccoli: questo è amare Dio. Questo rende grandi: figli, quindi liberi dal timore dell’errore, affrancati dalla tentazione della mania di grandezza. Liberi, quindi fratelli.

Melania Condò

Rifletto sulle domande

Come vivo l’esperienza della non comprensione nelle mie relazioni?

In quali relazioni mi sento libero/a di sbagliare e di domandare? E in quella con Dio?

Chi è/sono i “piccoli” che mi chiedono di essere accolti, oggi, nella mia vita?


La nostra #speranza nasce dall’amore e si fonda sull’amore che scaturisce dal Cuore di Gesù trafitto sulla croce. Lo Spirito Santo tiene accesa la luce della speranza come una fiaccola che mai si spegne, per dare sostegno e vigore alla nostra vita.

Papa Francesco via X

Il Santo di oggi

Tra gli altri, oggi si ricorda San Carlo Eugenio de Mazenod.

Carlo Eugenio de Mazenod fu vescovo di Marsiglia e fondatore degli Oblati di Maria Immacolata, congregazione nata a livello diocesano e che presto ebbe un importante influsso nel mondo missionario del tempo (soprattutto in Canada e negli Stati Uniti d’America).

Un risultato tanto buono sarà sembrato improbabile a un osservatore contemporaneo. Carlo era nato a Aix-en-Provence pochi anni prima della Rivoluzione francese e morì prima del concilio Vaticano T, vivendo in un periodo di crisi per la Chiesa.

Fu uomo del suo tempo e noi fatichiamo a comprenderne tutte le scelte: come molti cattolici di allora, infatti, era favorevole al potere temporale del papato, ma il suo ultramontanismo fu di genere piuttosto moderato.

Da bambino dovette andare in esilio con la sua famiglia in Italia, durante gli eccessi della Rivoluzione. Da ragazzo sentì parlare della prigionia del papa Pio VII causata da Napoleone) a Savona e a Fontaincbleau.

Superando molte difficoltà entrò in seminario nel 1808 e fu ordinato prete nel 1811. Ispirato da ideali missionari fondò, nel 1816, la Società dei missionari di Provenza, che nel 1826 prese il nome di congregazione degli Oblati Missionari di Maria Immacolata, che si proponeva di migliorare il livello del clero e, di conseguenza, dei laici.

Gli oblati non erano un ordine separato, essendo costituito da preti diocesani al modo degli Oblati di S. Carlo (Borromeo), fondati anni dopo in Inghilterra dal cardinal Manning. Lo zelo di Carlo venne notato e approvato: fu nominato coadiutore e poi successore (1837) dello zio, vescovo di Marsiglia.

L’impressione esteriore e questa nomina di stile nepotista possono richiamare uno stile di vita dei vescovi da ancien régime, ma il suo zelo e l’efficienza nell’affrontare i problemi di un grande centro portuale (la cui popolazione raddoppiò rapidamente di numero) devono essere sottolineati.

Fondò nuove parrocchie e ~sai morse chiese per la popolazione in espansione, formaanielhedis~. Non si limitò a riformare l’amministrazione della sua diocesi ma prese parte anche ai dibattiti d’importanza nazionale.

Nel frattempo i suoi oblati conoscevano un grande sviluppo e dal 1826 iniziavano a orientarsi anche verso le missioni estere, divenendo gradualmente attivi in Sud Africa, Ceylon (l’odierno Sri Lanka) e Sud America, per non parlare di paesi europei come l’Inghilterra.

All’inizio operarono nelle istituzioni già esistenti, come i seminari dei quali assunsero la direzione; più tardi però, specialmente in Nord America, si occuparono anche delle parrocchie.

Un’idea dell’importanza raggiunta dalla congregazione in Canada e negli Stati Uniti si può ricavare dal fatto che quasi tutti i vescovi canadesi provenissero da essa e che, proprio negli Stati Uniti, la provincia fondata nella metà del xix secolo si sviluppò tanto da dover essere suddivisa in quattro province regionali, con una quinta per gli immigrati di lingua francese.

Carlo morì il 21 maggio 1861 e fu beatificato nel 1975.


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