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Leggi e ascolta la nostra preghierina del 18 settembre 2023

La #preghiera è “l’acqua dell’anima”: è umile, non si vede, ma dà vita. Chi prega matura dentro e sa alzare lo sguardo verso l’alto, ricordandosi di essere fatto per il Cielo.

Papa Francesco via Twitter

Oltre i confini

commento al Vangelo di oggi di Lc 7,1-10, a cura di Stefano Corticelli SJ

Tutti abbiamo paura dellʼignoto, ma ciò che si fa con quella paura fa tutta la differenza del mondo.

Lillian Russell
preghierina del 18 settembre 2023
Preghierina del 18 settembre 2023 7

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore

Entro nel testo (Lc 7,1-10)

In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.

Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione lʼaveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo.

Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma diʼ una parola e il mio servo sarà guarito.

Anchʼio infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Vaʼ!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Faʼ questo!”, ed egli lo fa». Allʼudire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Mi lascio ispirare

Ci circondiamo delle persone conosciute e tendiamo a rimandare l’incontro con le altre. Il nuovo, l’ignoto fanno paura. Anche le persone che abbiamo iniziato a conoscere ma che non ci hanno espresso in modo indubitabile la loro stima le guardiamo con sospetto, le scrutiamo e le teniamo a distanza di sicurezza.

La paura cresce quando sconosciute sono tante persone, o un popolo intero.
Il centurione del vangelo si trova in Israele proprio per questo. Egli e lì con i suoi soldati per soffocare sul nascere ogni focolaio di insurrezione. La sua missione nasce dalla paura di Roma verso i giudei. Questo è l’inizio. Il seguito non era prevedibile da nessuno.

Mandato a usare le armi, questo ufficiale fa costruire una sinagoga. Dotato dell’autorità di comandare, si prende a cuore un suo servo, proprio quando non gli “serve”, perché malato. Per quest’uomo malato e non per se stesso, egli si rivolge ad amici influenti. Da Gesù si lascia raggiungere nella fede, facendo proprio il suo stesso desiderio di salvezza.

Come mai quest’uomo, invece di alzare dei muri, costruisce ponti? Che cosa ha fatto scattare la sua amicizia per i giudei, il suo affetto profondo per un servo, la sua fede in Gesù?

Queste domande additano al mistero. Il mistero del cuore di un ufficiale romano. Lo stesso mistero avvolge le persone che, per paura, tendiamo ad evitare.

Stefano Corticelli SJ

Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Rifletto sulle domande

Come sarebbe la tua vita se stessi solo tra persone conosciute e fidate?

Di che cosa ti priva la paura?

Che cosa ti spinge a guardare oltre i confini?

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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