Le mani di Dio tra la neve e la croce
Questa sera il nostro cuore è pesante. E’ da diversi giorni che è pesante.
Guardiamo alle immagini che arrivano da Crans-Montana, a quel bianco della neve che improvvisamente è diventato il colore del lutto, a quelle urla di gioia per un nuovo anno che arrivava, alla gioventù che aveva tutto il diritto di festeggiare, e invece sono diventate presto grida di paura, di dolore. Ci chiediamo: “Dov’è Dio quando la terra trema, quando il fuoco ruba vite umane, quando la neve all’improvviso si macchia di rosso?”.
Il Vangelo di oggi ci risponde con un gesto: Gesù tese la mano e lo toccò.
Gesù non spiega il male del lebbroso, non fa una lezione teologica sul perché esista la sofferenza. Lui si fa vicino. Si sporca le mani. Entra nel dolore.
Eugenio e la montagna del dolore. Eugenio ha vissuto la sua “Crans-Montana” personale. La malattia è stata per lui una valanga improvvisa che ha travolto i suoi sogni di bambino. Eppure, proprio come il lebbroso che si getta in ginocchio davanti a Gesù, Eugenio non è scappato. È rimasto lì, permettendo a Dio di toccare la sua ferita. In quel tocco, la sofferenza di Eugenio è diventata luce per noi.



Mentre il mondo piange per chi è rimasto sotto le macerie, Eugenio ci sussurra che nessuno resta mai solo. Anche nel buio più freddo, c’è una mano che si tende. La sua storia ci insegna che il corpo può essere fragile come un fiocco di neve, ma l’anima, quando è toccata da Dio, è più forte di qualsiasi valanga.
Una Luce nelle tenebre del mondo. In questo momento di conflitti globali e tragedie impreviste, siamo tutti un po’ come quel lebbroso: bisognosi di essere “toccati” dalla Speranza. Eugenio oggi è quella mano tesa per noi. Ci dice che la morte non ha l’ultima parola e che ogni lacrima versata tra le montagne o nei letti di ospedale è raccolta nel palmo di Dio.
La mano tesa, l’abbraccio di Papa Leone XIV ai genitori dei “ragazzi di Crans-Montana”, è la prova che Gesù non ci lascia mai soli.


Preghiera per questa sera
Signore Gesù, al termine di questa giornata carica di notizie che feriscono il cuore, veniamo a Te insieme ad Eugenio, nostro piccolo fratello di luce.
Ti affidiamo le vittime della tragedia di Crans-Montana: accoglile tra le Tue braccia, dove non c’è più freddo né paura. Consola le famiglie che guardano un posto vuoto a tavola, donando loro la forza che hai donato a noi, genitori di Eugenio, nel momento della prova più dura.
Signore, come il lebbroso del Vangelo, anche noi gridiamo: “Se vuoi, puoi purificarci”. Purifica il mondo dall’odio, guarisci le ferite dei conflitti, e riscalda il gelo della disperazione che avvolge tante vite.
Grazie per Eugenio, che ci insegna a non avere paura del buio. Veglia su di noi in questa notte, perché possiamo sentire, nel silenzio, il Tuo tocco che ci guarisce e la Tua voce che ci dice: “Andiamo avanti insieme”.
Eugenio, angelo della Speranza, resta accanto a chi soffre stanotte. Amen.
Accendi una Luce per un tuo caro
Un piccolo gesto di preghiera nella nostra comunione spirituale.





