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Leggi e ascolta la nostra preghierina del 15 agosto 2023

Tempus fugit!

Vuoi l’età che incalza, vuoi i colpi d’aria “feroce” di cui godiamo all’istante ma che poi paghiamo in cassa con dolori muscolari, ossa che scricchiolano e posture da rabdomante, stamattina son dovuto correre in farmacia per comprare d’urgenza delle fiale iniettabili di Voltaren e Muscoril.

Così la nostra infermiera casalinga “nonna Tetta” ha sottoposta la sua bimba Giuseppina ad una seduta (anzi in piedi) di iniezioni.

Dopo che la nostra amica MariaRosaria Caracciolo, fisioterapista professionale, ha visitato la paziente Giuseppina, la soluzione delle fiale iniettabili è sembrata quella più plausibile vedendo il groviglio di muscoli cervico-lombari in dotazione alla malata.

Il nostro ferragosto è stato così: tra una risata, come al solito per stemprare l’aria e per compiacere al Signore, una siringa ed un po’ di televisione.

Oltre al pranzo, lauro banchetto, preparato dalla nostra amata masterchef Francesca.

Canti di gioia

commento al Vangelo di oggi di Lc 1,39-56, a cura di Caterina Bruno

E sʼinnalza altissimo e va,
e vola sulle accuse della gente
a tutti i suoi retaggi indifferente,
sorretto da un anelito dʼamore
di vero amore.

Lucio Battisti, Il mio canto libero
preghierina del 15 agosto 2023
Preghierina del 15 agosto 2023 9

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore

Entro nel testo (Lc 1,39-56)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Allora Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Mi lascio ispirare

Una visita inattesa. Una voce familiare interrompe le mie faccende domestiche, è Maria. La pienezza che porto risponde con un sussulto di vita nelle mie profondità, in quello che in me c’è di più nascosto. Arriva trafelata, il suo sguardo si interroga, mi interroga. Mi guarda il ventre gonfio. Le sorrido portandomi una mano al grembo. Ero la sterile. E ora è pienezza di gioia. Non credevo che fosse possibile.

Elisabetta, il mio nome, significa promessa, e in questa mia piccola sorella, mia cugina, riesco a riconoscere che è arrivato il momento in cui posso finalmente smettere di aspettare e arrendermi a viverla questa gioia: Lui è con noi, è tra noi.

Benedetta. Tu benedetta, e in te benedetta anche io. Benedetti tutti, perché la Parola a cui darai carne, è Parola di libertà per tutti. Nel tuo canto di gioia c’è posto anche per me, lodi un Dio che mi fa spazio, che mi accoglie e mi dà alla luce, che ha ascoltato le mie lacrime, che ci raccoglie tutti sotto il suo manto di misericordia, un Dio che non sa fare altro che donarsi, che si è sempre preso cura di noi, e che continuerà a farlo.

La mia storia si intreccia con la tua, Maria, e con una storia più grande che è quella dell’umanità intera. Stando l’una davanti all’altra, passato e futuro, possiamo rileggere queste nostre storie di povertà come segno d’amore. Tu che sei madre, resta con me fino a quando sarò pronta anche io a dare alla luce, accompagnami alla vita.

Maria, madre della vita, persino dai cieli fai risuonare questo canto libero. Oggi ti contempliamo assunta in cielo, anima e corpo, unita. Perché nell’amore non può esserci separazione. Ci mostri che la morte è sconfitta per sempre, e ci aspetti, tutti, sulla soglia della casa che è il cielo.

Caterina Bruno

Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Rifletto sulle domande

Quale inaspettato hai accolto che si è rivelato presenza di Dio?

Cosa ti aiuta a fare caso alla gioia che ti muove?

E se provassi tu a comporre un canto di ringraziamento, per la tua storia, così com’è, con i suoi momenti di luce e di ombra?

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Preghiamo insieme

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