Leggiamo e meditiamo sulla preghierina del 11 febbraio 2026
Oggi si ricorda la prima delle apparizioni che la Vergine riservò a Bernadette Soubirous, una pastorella di Lourdes - cittadina francese sui Pirenei - che parlava solo il dialetto locale. Sul luogo sorge il più importante santuario mariano europeo, meta di pellegrinaggi internazionali.
Il Cuore che Cura: Riflessioni tra la Grotta di Lourdes e il Sorriso di Eugenio
Oggi, 11 febbraio 2026, il mio calendario non segna solo una data. Segna un appuntamento del cuore. Mentre il mondo celebra la Beata Vergine Maria di Lourdes e la XXXIV Giornata Mondiale del Malato, mi ritrovo a camminare in quel territorio di confine dove il dolore umano incontra la speranza divina. È un sentiero che conosco bene, che abbiamo calpestato insieme a Eugenio per ogni singolo giorno dei suoi quattordici anni, e che continuo a percorrere oggi, con lui che mi guida da una prospettiva diversa, più luminosa.
Il Silenzio di Massabielle e il Rumore della Malattia
Cosa cerchiamo quando guardiamo verso Lourdes? Spesso cerchiamo il miracolo della guarigione fisica. Ma oggi, meditando sul Vangelo di Marco (Mc 7,14-23), capisco che la guarigione più profonda è quella che avviene “dentro”. Gesù è categorico: non è quello che entra nell’uomo a renderlo impuro, ma quello che esce dal suo cuore.
Quando la malattia è entrata nella nostra casa, ha portato con sé un rumore assordante: macchinari, terapie, consulti medici. Eppure, in mezzo a quel frastuono, il cuore di Eugenio è rimasto un luogo di purezza incredibile. Mi chiedo spesso: come faceva? Come poteva un ragazzo così giovane, provato nel corpo, far uscire dal suo cuore solo parole di gratitudine e mai di rabbia? La risposta è nella sua vicinanza a Maria. Eugenio non chiedeva solo di guarire; chiedeva di saper amare dentro la prova. Questo è il vero miracolo che la Vergine di Lourdes ci insegna: la trasformazione del dolore in offerta.
La Scienza e la Fede: Un Cammino Comune
Oggi ricorre anche la Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza. Potrebbe sembrare un tema lontano da una preghiera, ma per me non lo è affatto. Ricordo le tante dottoresse, ricercatrici e infermiere che abbiamo incontrato nei corridoi degli ospedali. Donne che hanno dedicato la vita a studiare i meccanismi cellulari, a combattere quelle malattie oncologiche pediatriche (che noi ricordiamo sempre con il colore giallo della speranza) che hanno segnato la nostra vita.
La scienza è un dono di Dio. È l’intelligenza umana che si fa “prossimo” attraverso la ricerca. Pregare oggi significa anche ringraziare per queste menti brillanti che lavorano nel silenzio dei laboratori per accendere luci dove c’è buio. La fede non nega la scienza; la sostiene, le dà un senso ultimo, le ricorda che dietro ogni numero o vetrino c’è una persona, un figlio, un Eugenio.
“Non è bene che l’uomo sia solo”: La Prossimità come Cura
Il tema scelto per questa Giornata del Malato ci richiama all’essenziale: la relazione. La malattia spesso isola, crea muri di solitudine. Ma il messaggio di Lourdes ci dice l’opposto: Maria appare a una piccola pastorella, Bernadette, che il mondo considerava “nulla”. Dio sceglie la fragilità per manifestare la Sua gloria.
Ho imparato sulla mia pelle che la cura non è solo un farmaco. La cura è la presenza. È quella mano tesa che non ha paura di toccare la ferita. È quello che abbiamo cercato di fare con Eugenio, non lasciandolo mai solo, e quello che lui continua a fare con noi. Stasera, il mio pensiero va a tutti quei genitori che si trovano in una stanza d’ospedale, magari proprio in questo momento, sentendo il peso di un destino che sembra ingiusto. A loro voglio dire: non siete soli. Nella grotta del vostro dolore, c’è una Madre che veglia e c’è un giovane angelo di nome Eugenio che fa il tifo per voi.

La Purezza che nasce dal Profondo
Tornando al Vangelo di oggi, Gesù elenca ciò che contamina l’uomo: cattive intenzioni, furti, omicidi, adultèri… tutta spazzatura che nasce nel cuore. La malattia fisica non contamina l’anima. Anzi, se vissuta con amore, la purifica.
Eugenio è la prova vivente di questo brano evangelico. Il suo corpo era attaccato dal male, ma il suo spirito era intatto, cristallino. Se guardo indietro, vedo che ciò che “usciva” da lui era incoraggiamento per noi genitori. “Papà, non ti preoccupare”, mi diceva con gli occhi. Ecco cosa significa avere un cuore puro: essere capaci di vedere oltre il proprio limite per scorgere il bisogno dell’altro.
La Mia Preghierina della Sera
Signore Gesù, la luce di questo 11 febbraio sta calando, e io mi fermo davanti a Te con tutto il carico di questa giornata. Ti ringrazio per la testimonianza di Eugenio, che mi aiuta a leggere il Vangelo non come un libro antico, ma come una bussola viva per la mia vita di ogni giorno.
Vergine Santa di Lourdes, Madre dei sofferenti, oggi ti affido tutti i malati del mondo. Ti prego per chi non ha nessuno che gli stringa la mano, per chi ha perso la speranza, per chi si sente un peso. Porta a tutti loro la carezza che solo una madre sa dare. Benedici le mani dei medici e delle scienziate, perché siano strumenti della Tua guarigione.
Signore, purifica il mio cuore. Spesso mi lascio inquinare dalla tristezza, dal rimpianto, dalla stanchezza. Fa’ che da me escano solo sentimenti di gratitudine per il tempo che ho vissuto con Eugenio e di speranza per il riabbraccio che ci attende. Aiutami a essere un “Samaritano” per chi soffre accanto a me, imparando a non guardare dall’altra parte.
Insieme a Eugenio, ti chiediamo di proteggere la nostra famiglia e tutti i bambini che lottano contro le malattie oncologiche. Che il colore giallo della loro speranza non sbiadisca mai, ma risplenda come il sole di Lourdes.
Amen.





