Tempo di lettura: 5 minuti

Non disturbare! La paura di essere visti in disordine

Commento al Vangelo del 4 febbraio 2024

Quinta domenica del T.O. anno B

Dunque, questa è la casa
dove eleviamo le nostre preghiere:
casa di Dio siamo noi stessi.
Se casa di Dio siamo noi stessi,
veniamo edificati in questa vita
per essere poi dedicati alla fine del tempo

Sant’AgostinoDiscorso 336,1

La casa

La casa indica lo spazio familiare, il luogo dove ci sentiamo protetti, un luogo dove magari a volte ci chiudiamo per non essere visti o semplicemente per non essere disturbati.

La casa è l’immagine della nostra vita, non solo perché guardando allo spazio in cui viviamo si capiscono molte cose di noi, ma anche perché è una rappresentazione di noi stessi, che cominciamo infatti a disegnare già quando siamo molto piccoli per esprimere una prima consapevolezza di noi stessi.

Ospiti inattesi

A volte la tranquillità o il buio della nostra casa sono disturbati o ravvivati dalla presenza di un ospite inatteso, che senza essere invitato o senza annunciarsi irrompe nel nostro spazio, mettendo in moto novità inaspettate.

È la dinamica che ritroviamo nella pagina del Vangelo di questa domenica: Gesù si trova a Cafarnao, la città di Simone e Andrea, ed è in compagnia di Giacomo e di Giovanni. Si tratta dei primi discepoli, con i quali probabilmente Gesù vuole entrare in una maggiore familiarità.

Per questo forse visita la loro città ed entra nei luoghi della loro quotidianità. Prima di tutto la sinagoga, il luogo della preghiera e dell’ascolto della parola, poi la casa della suocera di Pietro. C’è infatti un avverbio, subito, che sembra tenere insieme nel testo questi due luoghi emblematici: la sinagoga e la casa, la vita spirituale e la vita ordinaria, forse proprio per dire che queste dimensioni non sono separate, ma vanno tenute costantemente insieme.

Disordine

Quel giorno però quella casa non è nelle migliori condizioni: la suocera di Pietro, l’unica figura femminile di cui si parla nel testo, è malata. È possibile pensare pertanto che quella casa, quel giorno, non fosse in ordine. Ma Gesù entra senza preavviso e, infatti, subito gli parlano di questa donna malata, forse per giustificare la condizione in cui avevano trovato quella casa.

Possiamo immaginare l’imbarazzo di questa donna e forse possiamo anche ipotizzare che avrà pensato tra sé di avere un genero imbranato, che in maniera del tutto inopportuna ha portato un maestro nella sua casa proprio nel giorno meno adatto.

Sembra la dinamica della nostra vita: siamo malati, la nostra casa è in disordine, eppure Gesù entra senza farsi problemi. Magari noi per vergogna o per superbia avremmo preferito rimandare quella visita. Gesù non si scandalizza, non se ne va imbarazzato, non propone di tornare un altro giorno. Resta nel nostro disordine, si avvicina e ci rimette in piedi. Gesù prende per mano questa donna e la fa alzare, facendola risorgere dalla sua malattia.

Servire

Il segno di quella guarigione e dell’incontro con Gesù è il servizio: «la febbre la lasciò ed ella li serviva». Il servizio non è il prezzo della guarigione, ma è la sua manifestazione!

Quella donna ritrova forza. A partire dalla sua guarigione, il bene si diffonde anche ad altri: tutta la città è riunita vicino alla porta! È un’immagine iperbolica per esprimere la sovrabbondanza dell’amore che raggiunge tanti altri a partire da un incontro personale.

Approfittare

Lo sguardo umano coglie in questa circostanza un’occasione di cui approfittare per consolidare il successo. Lo sguardo di Gesù vede invece una situazione da vivere con prudenza per evitare strumentalizzazioni.

Gesù mette al centro la sua relazione con il Padre: ciò che è più importante è la preghiera, è da questa relazione che scaturisce la forza per vivere tutte le altre situazioni umane. È la preghiera che dà senso all’azione. A fronte del clamore e del successo, Gesù si ritira in un luogo deserto. È un’immagine forte se pensiamo a come nella nostra cultura si insegua la visibilità e il riconoscimento.

Pietro, immagine dei criteri umani, insieme con gli altri uomini, si mette a cercare Gesù, ma è una ricerca interessata: Pietro vuole usare Gesù come strumento di affermazione e di successo. È l’immagine di tutti coloro che per ambizione personale usano molte volte la Chiesa, la predicazione, il diritto canonico, gli uffici ecclesiastici come strumento di affermazione personale piuttosto che come servizio.

Stanchezza  

Sebbene siamo ancora nel primo capitolo del Vangelo, Pietro è già stanco di seguire Gesù. Vorrebbe fermarsi, godersi un po’ di gloria. Al contrario Gesù lo invita a passare all’altra riva, gli chiede di non fermarsi nelle sue sicurezze umane, ma di sentire l’anelito e l’urgenza dell’annuncio del Vangelo: questo è lo scopo della vita con lui!

Camminare dietro a Gesù non ammette scorciatoie: ai demoni Gesù impedisce di parlare perché lo conoscevano. Non è questa infatti la conoscenza che salva, questa è la conoscenza che blocca, è quella conoscenza che ti fa intuire dove il Signore ti potrebbe portare e per questo ti fermi. La vera conoscenza di Gesù è solo quella che si acquisisce camminando dietro a lui fino alla fine, accettando di arrivare con lui anche sulla croce.

Leggersi dentro

  • In che condizioni è in questo momento la tua casa?
  • Come vivi l’invito di Gesù a non fermarti, ma a portare ad altri l’annuncio del Vangelo?

Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ

Il Vangelo del giorno
Il Vangelo del giorno
Non disturbare!
Loading
/

Aiutaci ad aiutare!

Non disturbare! 7
Con una tua piccola donazione portiamo un sorriso a piccoli malati oncologici

Da leggere: