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Mein persönlicher und bescheidener Brief an Gott

Sommario

Caro Dio

Ciao caro Dio, ti scrivo questa mia umile e personale lettera come solo so fare: con il cuore.

Spero tu l’accetti così come sia, con le sue imperfezioni, con i suoi errori, con i suoi peccati, con le debolezze proprie dell’essere umano, così come tu stesso hai voluto. Da essere poi da te perdonato, raddrizzato, redarguito con la tua infinita e misericordiosa dolcezza, di padre.

Nel giorno del mio cinquantasettesimo compleanno ti ringrazio per tutto quello che mi hai donato: gioie e dolori, salute e malattia, ma soprattutto ti ringrazio per avermi fatto dono della paternità, al momento giusto, al tempo giusto, proprio quando tu eri certo che potessi accettare questa tua grazia.

L’ho capita, l’ho compresa, l’ho accettata, con infinita gioia, con mitezza, con l’umiltà che mi contraddistingue.

Era maschio, era bello, era sano. Continuavo a ringraziarti, in tutte le lingue, in tutti i modi che un essere umano riesce a fare.

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Oh, buon Dio: hai guardato con occhi teneri questo tuo figlio che, anche se peccatore, hai inondato con la tua grazia. Oh buon Dio, non trovo parole e gesti per lodarti e ringraziarti.

La grazia del Signore ha pervaso la mia casa, ed ha fatto di noi un Tisch solido su cui ogni giorno servivamo la nostra eucarestia ai figli e a noi genitori prescelti in tarda età. Ma nulla è impossibile a Dio.

Quando la nostra nave navigava spedita nel mare tranquillo della quotidianità terrena, ecco la tempesta, la bufera, il mare agitato delle acqua che in un batter d’occhi ci ha risucchiati in un vortice che non conoscevamo, non sapevamo neanche che esistesse.

Krankenhaus, tumore, operazioni chirurgiche, chemioterapia, uno stuolo di bambini, anche neonati, agganciati alla speranza tramite una cannula infilata nel braccino, ancora troppo piccolo da accettare un ago sottile e pungente.

E nei loro sorrisi, nel sorriso costante di Eugenio, ho visto il tuo volto, il volto cosparso di sangue di tuo figlio mentre giunge al patibolo voluto dallo stesso fratello, ho visto anche la tua impotenza e sofferenza davanti agli orrori ed errori umani.

E nello stesso momento in cui la pioggia dimostrava la tua fragilità e il tuo pianto, mi accorgevo che aspettavi a braccia aperte i tuoi figli, tutti i tuoi figli, che avevi prescelto per esserti vicino, come un padre che biascica una carezza d’affetto dal proprio figlio, un bacio d’addio dalla propria amata.

Questa è la poesia della vita, questo è il mare in cui navighiamo.

Stretti, uniti l’uno all’altro, pronti ad affrontare la tempesta quando ci coglie impreparati, mai distanti per non soffrire il freddo della morte, per amarsi come Dio stesso ci ama, sempre e comunque, incondizionatamente.

Caro buon Dio, ti arrivano tante richieste, tante raccomandazioni, tanti solleciti che neanche tu riesci a sbrigare: ma in un attimo libero ascolta questo mio piccolo lamento, di gioia e di dolore, e di gratitudine.

Per mezzo di mio figlio Eugenio, nostro figlio Eugenio, mi hai insegnato il silenzio. Dal giorno del suo ultimo compleanno il 29 agosto 2020 per i due mesi che lo separavano da te, ha ascoltato sempre e solo la tua voce; ogni tanto nel suo sonno beato e dolce lo vedevo muovere le labbra, parlando con l’aria, l’ultima aria che tu gli donavi, in attesa della primavera che l’attendeva di lì a poco.

Mi ha insegnato la gratitudine: nelle nostre preghierine serali Eugenio ringraziava la Madonnina per avergli donato un altro giorno, e la pregava di donare gioia e serenità a tutti i bimbi, gli altri bimbi. Pensava prima agli altri, poi a se stesso. Non era “normale” che un ragazzo di 14 anni fosse così altruista, ma in questo suo parlare c’erano le note musicali della tua voce.

E tutto questo ha fatto si che oggi, con la mia barba bianca dove ogni pelo racconta una storia, sono a chiederti, umilmente, di perdonarmi ancora una volta e concedermi la grazia di vedere negli occhi e nel sorriso di Francesca lo sguardo verso la luce eterna che appartiene già a Eugenio.

Dein Wille, nicht meiner, geschehe.

Mit freundlichen Grüßen, Euer Remigio


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