zaccheo sull'albero

Commento al Vangelo del giorno 18 novembre 2025

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Sabato 17 gennaio 2026

Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 19,1-10

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Parola del Signore.

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Nobile ragionamento

Roberto Pasolini

Le due letture di oggi appaiono concordi nel volerci mostrare due modi diversi ma analoghi di poter riflettere sulla realtà, rintracciando quale volontà di Dio può farci camminare in direzione della vita nelle situazioni più ostili e drammatiche. Da una parte abbiamo il vecchio Eleàzaro, scriba stimato in Israele e molto dignitoso nell’aspetto. Spinto dai dominatori greci a nutrirsi di carne suina, violando palesemente la Legge di Dio, l’anziano ebreo sceglie di rimanere attaccato alla vita piuttosto che obbedire alla paura di morire.

Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s’incamminò volontariamente al supplizio, sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito per attaccamento alla vita (2Mac 6,19-20).

Ma, talvolta, per rimanere fedeli a se stessi e a Dio, occorre essere provati fino in fondo. Un’ultima volta, la libertà di Eleàzaro viene tentata da coloro che, conoscendolo da antica data, vorrebbero proporgli di salvarsi la pelle con un piccolo espediente: fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re. Egli, però, riflettendo sull’enorme danno che un simile gesto avrebbe sulla coscienza dei più giovani, che potrebbero essere distolti dalla fedeltà a Dio e confermati nell’ingiustificata paura della morte, decide di consegnarsi al martirio e di salvare la sua anima. La Scrittura definisce questo suo pensiero un «nobile ragionamento».

Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero pure alla morte (2Mac 6,23).

Anche il ricco Zaccheo, pur provenendo da una storia di tutt’altra levatura morale e religiosa, quando sente la notizia del passaggio di Gesù nella sua città, decide di non rimanere attaccato a una vita che rischia di essere piena di soldi ma priva di gioia e di verità. Si espone all’incontro e allo sguardo di Gesù, fino ad aprirgli le porte della propria casa. Sentirsi così amato e accolto nei recinti fraudolenti del suo egoismo suscita in lui un altro nobile ragionamento, segno e conferma di quel vangelo che vuole diventare la ragione di ogni nostro passo d’amore.

«Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto» (Lc 19,8).     

fonte © nellaparola.it

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Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ

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