Comandami di venire verso di te sulle acque.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,22-36
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura.
Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!».
E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.
Parola del Signore.
Bocca (a bocca)
Roberto Pasolini

I «farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme», forse si aspettavano da Gesù una risposta diversa ai loro interrogativi: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi?» (Mt 15,2). Anziché spiegare perché i discepoli sono – ma soprattutto si sentono – così liberi da poter prendere il cibo senza lavarsi le mani, il Maestro decide bene di riunire la folla e, senza fornire alcuna rettifica o precisazione al suo insegnamento, propone una radicalizzazione dell’etica comune:
«Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!»Ogni volta che il rapporto con Dio si struttura attorno a una serie di regole e di osservanze cultuali, necessarie ma non sufficienti a significare la fedeltà di un rapporto quotidiano, il rischio in cui è facile cadere è sempre quello di confinare all’esterno – nelle cose e nelle situazioni avvertite come potenzialmente «profane» – il rischio di compromettere l’integrità della nostra fede. Il Signore Gesù apre la bocca per dichiarare, con una certa solennità, che è sempre un grande inganno ritenere che il centro del nostro essere possa essere realmente contaminato dall’esterno. La grande vigilanza da mantenere è piuttosto nei confronti di quello che, dall’interno e dal profondo del cuore, può trovare il modo di incarnare non il meglio, ma il peggio della nostra umanità.
Il libro dei Numeri ci offre un drammatico esempio di questa possibile deriva del cuore, raccontando il momento in cui «Maria e Aronne parlarono contro Mosè, a causa della donna etiope che aveva preso» (Nm 12,1). Il narratore preferisce non svelare i motivi di questa inutile gelosia, mentre concede ampio spazio al patetico tentativo di giustificarla con ragionamenti apparentemente sensati e, nelle intenzioni, persino religiosi: «Il Signore ha forse parlato soltanto per mezzo di Mosè? Non ha parlato anche per mezzo nostro?» (12,2). Il commento del narratore di fronte a questa esternazione dei parenti di Mosè è estremamente laconico: «Il Signore udì» (12,2) e lascia presagire una reazione che, di fatto, non tarda a manifestarsi.
Tuttavia, ciò che colpisce non è tanto l’accensione di ira del Signore contro Maria e Aronne, ma il suo tentativo di spiegare loro come sia giusto non porsi contro, ma sempre a favore del mistero di relazione presente in ogni persona:
«Bocca a bocca parlo con lui, in visione e non per enigmi, ed egli contempla l’immagine del Signore. Perché non avete temuto di parlare contro il mio servo, contro Mosè?»L’impurità che appare sul corpo di Maria al termine dell’episodio, del resto, non sembra nemmeno una punizione del Signore, ma quasi la manifestazione di quella lebbra interiore che ci impedisce di vedere bene la realtà con il suo peso di diversità rispetto alla nostra capacità di accoglienza: «ed ecco: Maria era lebbrosa, bianca come la neve» (12,10).
Forse possiamo rimanere anche noi «scandalizzati», come i farisei, nell’ascoltare questi racconti e nell’aprirci alla logica «liberante», eppure così esigente, del vangelo. Eppure dobbiamo essere disposti ad ammettere che, se «ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata» (Mt 15,13), forse conviene desiderare un cuore «assai umile» come quello di Mosè, sempre disposto a purificarsi attraverso l’arte della preghiera, soprattutto di intercessione. «Dio, ti prego, guariscila!» (Nm 12,13).
Non parlare contro nessuno, ma sussurrare bocca a bocca con il Signore, per mendicare quel dono che egli – sempre – desidera offrirci, per rinnovare interiormente la nostra vita e affrancarla dalla paura di poter insorgere a nuova carità:
«Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito»fonte © nellaparola.it
Ascoltiamo insieme
Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ
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