Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,13-21
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Parola del Signore.
Ricordare
Roberto Pasolini

Il cammino nel deserto, descritto in termini vividi dal libro dei Numeri, non nasconde tutti i tentennamenti e le ambiguità dell’esodo di Israele verso la terra promessa dal Dio dell’alleanza. Anzi, attraverso una narrazione puntigliosa e articolata, le pagine di questo libro offrono uno squarcio psicologicamente acuto sulle condizioni interiori che impongono al popolo di Dio un ritmo di marcia lento e discontinuo. Quando gli Israeliti riprendono «a piangere» perché non hanno «carne da mangiare» (Nm 11,4), l’autore si diffonde nell’esplicitare tutti i pensieri da cui il loro cuore è potentemente afferrato:
«Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio»Non può non colpire l’utilizzo di quell’avverbio – «gratuitamente» – in cui non è conservata intatta la memoria del periodo di schiavitù vissuto in Egitto, dove il faraone ha sottoposto Israele a duri lavori forzati, prima di lasciarlo andare «libero» nel deserto. Eppure, proprio in questo modo opera in ciascuno di noi la tentazione della nostalgia in cui volentieri ci rifugiamo, quando il presente diventa improvvisamente un deserto difficile da attraversare. Con poca – seppur mai incolpevole – consapevolezza, iniziamo tutti a coltivare una memoria edulcorata e idealizzata di alcuni momenti del passato, nei quali ci sembra di non aver dovuto pagare quel prezzo che la vita ora ci sta chiedendo di pagare. Questa sorta di dialogo interiore si conclude sempre con un’esasperata percezione del limite che siamo chiamati ad assumere e a portare con noi: «Ora la nostra gola inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna» (Nm 11,6).
Lo sfogo di Mosè, che si presenta al Signore troppo carico dell’afflizione del suo popolo, ci ricorda l’altro grande rischio in cui possiamo cadere quando, nel deserto della vita, il nutrimento del corpo – e dell’anima – inizia a scarseggiare:
La risposta con cui Dio solleva Mosè dalla necessità di portare da solo tutto il peso del popolo – omessa dal ritaglio fatto dalla liturgia della prima lettura (cf. 11,16-17) – non attenua il dramma sperimentato dal grande condottiero di Israele, interiormente tormentato dal dubbio di non essere capace di portare a termine la liberazione del suo popolo.
Gesù, che sale «sul monte» e se ne sta «lassù, da solo» (Mt 14,23), dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, sembra presentare una certa analogia con la sofferta preghiera di Mosé. Entrambi avvertono la necessità di rimettere nelle mani di Dio la responsabilità di poter offrire al popolo dei figli di Dio il segno concreto della sua provvidenza. Tuttavia, nel modo con cui il Signore Gesù si rende nuovamente presente ai discepoli, andando «verso di loro camminando sul mare» (14,25) e sfidando apertamente il rischio di poter apparire solo come «un fantasma» (14,26), possiamo scorgere un’assenza di paura e, persino, un minor protagonismo rispetto a Mosè. Mentre quest’ultimo rimane quasi schiacciato dal peso di dover guidare Israele nel deserto, Gesù si avvicina ai discepoli senza risparmiare loro la necessità di compiere il cammino proporzionato alle loro forze e alla loro fede:
«Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù»Al pari del popolo di Israele e dell’apostolo Pietro, anche noi siamo chiamati a vivere i continui – e necessari – attraversamenti da una sponda all’altra della vita, come occasioni per non indulgere né al fascino della nostalgia, né alla gratificazione del protagonismo, ma per accogliere il sostegno di colui che ricorda e guarisce sempre la nostra umanità per restituirla al mistero dell’esodo da questo mondo al Padre:
«E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”»fonte © nellaparola.it
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