maria visita elisabetta

Commento al Vangelo del 31 maggio 2025

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Venerdì 16 gennaio 2026

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,39-56
 
In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore.

Da non perdere:angelo blu nel cielo In cielo saranno i primiimg 20200407 215017 Incontro

Incontro

Roberto Pasolini

Il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Vergine Maria quale mediatrice di grazia e di salvezza, si conclude sempre con la festa della Visitazione, il primo gesto di evangelizzazione che la Madre del Signore compie dopo aver spalancato le porte al desiderio di Incarnazione del Verbo dell’Altissimo. Si potrebbe persino rimanere un po’ frastornati dal pressante invito al giubilo e all’allegria con cui si apre la liturgia della Parola scelta per questa festa:

«Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!» (Sof 3,14).

Tra i sentimenti di cui facciamo esperienza, la gioia sembra il più difficile da recuperare quando è assente, o da mostrare agli altri quando la sua presenza è troppo flebile in noi. Eppure è proprio la felicità la prima conseguenza che scaturisce quando la nostra umanità si rende «docile all’azione dello Spirito» (cf. Colletta), come l’avvio del Vangelo lascia ben intendere:

«In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda» (Lc 1,39). 

Una delle caratteristiche peculiari del Vangelo di Luca sono gli incontri che segnano e accompagnano tutta la vita di Gesù, sin dal suo nascere nella mangiatoia di Betlemme, con la visita dei pastori che vegliavano lungo la notte in attesa dell’aurora. Nei primi due capitoli del suo libro, dove l’evangelista colloca i cosiddetti Vangeli dell’Infanzia, troviamo un Dio che ama andare incontro alla nostra umanità, facendole visita proprio in quelle sue dimensioni più povere e deboli dove spesso ci sentiamo soli e abbandonati. Nel modo con cui la Vergine accoglie e congeda l’angelo di Dio, per poi precipitarsi a condividere l’inatteso frutto del suo grembo, possiamo contemplare come la nostra umanità sia capace di accogliere – anzi di godere – di questo Dio che non desidera altro se non condurci dentro la vitalità del suo eterno amore:

«Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1,44). 

Il cuore della Vergine Madre si è lasciato inondare di beatitudine nell’istante in cui ha scoperto che l’Onnipotente stava posando su di lei il suo sguardo con dolcissimo amore, per immergere tutta la sua vita in un torrente di «misericordia» destinato a rigenerare, con la sua forza benefica, tutta l’umanità «di generazione in generazione» (1,50). Gli occhi di Dio hanno rivelato a Maria che la sua piccola, fragile umanità poteva servire al suo disegno di amore e di salvezza per il mondo intero, come lei stessa non esita a dichiarare: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (1,48). Le prime parole che Maria pronuncia a casa della cugina Elisabetta sono diventate giustamente un canto, che ritma il tempo della vita della Chiesa, restituendolo continuamente alla legge delle Beatitudini:

«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (Lc 1,46-47).

Il commento di un grande autore spirituale estende l’efficacia e l’opportunità di questo canto a chiunque sia rinato nelle acque battesimali attraverso la parola del Vangelo e la comunione con i fratelli nella fede: «Queste parole, che stanno bene sulle labbra di tutte le anime perfette, erano adatte soprattutto alla beata Madre di Dio. Per un privilegio unico essa ardeva d’amore spirituale per colui della cui concezione corporale ella si rallegrava. A buon diritto ella poté esultare più di tutti gli altri santi di gioia straordinaria in Gesù suo salvatore. Sapeva infatti che l’autore eterno della salvezza sarebbe nato dalla sua carne, con una nascita temporale e in quanto unica e medesima persona, sarebbe stato nello stesso tempo suo figlio e suo Signore» (Dalle «Omelie» di san Beda il Venerabile, Lib. 1, 4). 
Lo Spirito Santo, che ha adombrato la Vergine e rallegrato per sempre il suo cuore, si dona a ciascuno di noi come principio di vita nuova, il cui sigillo di garanzia non può che essere una sempre più naturale capacità di incamminarsi verso l’altro per condividere la gioia di aver «creduto nell’adempimento di ciò che il Signore» (Lc 1,45) ha rivelato al cuore della nostra vita.

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