Sarà chiesto conto del sangue di tutti i profeti: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,47-54
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.
Parola del Signore.
Via la chiave
Roberto Pasolini

A tutti è capitato — almeno una volta nella vita — di sottrarre per scherzo un oggetto appartenente a un amico. Magari una chiave per aprire la porta di casa, avviare la macchina o aprire la catena dello scooter. Quello che può essere fatto in spirito innocente e goliardico, diventa nel vangelo un atteggiamento duramente stigmatizzato dal Signore Gesù.
I dottori della Torah, gli esperti di Dio e delle sue parole, vengono rimproverati per un comportamento doppiamente scorretto. Non solo per non essere veri conoscitori di Dio, cioè intimi e familiari con il suo mistero — che già sarebbe cosa grave — ma anche motivo di ostacolo per quanti, proprio attraverso di loro, vorrebbero intraprendere un vivo cammino di fede. Sebbene appaia incomprensibile questa duplice cattiveria, possiamo forse riconoscere il suo verificarsi anche nella nostra vita, magari a diverse latitudini. Spesso quando non riusciamo a fare qualcosa a cui teniamo, coltiviamo la speranza che anche gli altri non vi riescano: mal comune mezzo gaudio. Purtroppo, non è priva di conseguenze questa meschinità. Anzi.
Quello che invece dovremmo mettere a morte e seppellire è la radicata convinzione che, nella vita, basta rimboccarsi le mani e cercare di diventare persone migliori. Questo moralismo, così diffuso nella nostra laica società, diventa in fretta il pretesto per covare giudizi velenosi verso gli altri e il diritto di passare da vittime a carnefici, quando il gioco si fa troppo duro. San Paolo ha una proposta liberante e luminosa: abbandonare la speranza che siano le nostre mani a garantirci felicità e iniziare a credere in quello che Dio ha scelto di fare per noi e per ogni uomo. Apertamente.
fonte © nellaparola.it
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Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ
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