Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,1-5.10.12-14
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».
Parola del Signore.
Confini
Roberto Pasolini

Dopo aver insegnato che i figli del Regno sono liberi (vangelo di ieri) ma non per questo autorizzati a sentirsi svincolati dalle leggi e dalle consuetudini del mondo, il Signore Gesù nel vangelo di oggi prova a fornire una risposta ai discepoli sempre — e ancora — bramosi di grandezza.
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perché chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli»Indicando i piccoli come misura di vera grandezza, Gesù rimette a fuoco il centro della conversione al vangelo, che non coincide mai con la volontà di compiere qualcosa di potente per modificare l’assetto della nostra umanità, ma con la capacità di accogliere la vita e il suo Donatore facendo sempre molta attenzione ai dettagli e ai confini, che danno forma — e quindi verità — a ogni cosa.
«E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me»Di questa disponibilità ad accettare i limiti della propria storia e delle propria missione è figura esemplare Mosè. Ormai prossimo alla terra indicata e promessa da Dio, il grande padre dell’Esodo non si ostina a compiere passi che non sono più per lui né possibili né necessari. Accetta di dover salutare da lontano la meta tanto sospirata e trasforma l’amarezza in preghiera e augurio. Non solo al popolo, ma anche a colui che il Signore ha designato come suo successore.
Poi Mosè chiamò Giosuè e gli disse alla presenza di tutto Israele: «Il Signore stesso cammina davanti a te. Egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà. Non temere e non perderti d’animo!»La liturgia di oggi sembra volerci dire che, in fondo, non c’è nulla da temere, perché non solo il Signore cammina con noi — persino laddove i nostri passi non possono e non devono giungere — ma anche verso di noi, per cercarci e trovarci in fondo a ogni nostro smarrimento.
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita»fonte © nellaparola.it
Ascoltiamo insieme
Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ
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