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Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 19,27-29
 
In quel tempo, Pietro disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Parola del Signore.

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Tendere l’orecchio

Roberto Pasolini

Il profilo spirituale di san Benedetto, maestro e guida per generazioni di monaci e monache, riconosciuto patrono del nostro continente da Paolo VI, è ben inquadrato dalla prima lettura scelta dalla liturgia per celebrare il suo ricordo orante:

«Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti, tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza […] allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio»

In un tempo irriducibilmente – e drammaticamente – segnato dal dominio delle immagini, dove il guardare e l’essere guardati costituiscono il nutrimento quotidiano dei nostri sensi, l’eredità spirituale di Benedetto ci ricorda che esiste una supremazia dell’orecchio, attraverso cui la realtà può giungere al nostro cuore per condurci al cuore stesso della vita.

In perfetta linea con la tradizione ebraica, l’ascolto vigile e attento della parola di Dio, nei diversi luoghi in cui essa risuona, può essere considerato come la prima forma di «intelligenza» (2,3) che consente un accesso al bene, al bello e al vero della vita: «Allora comprenderai l’equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene» (2,9).

Nei tre anni spesi come eremita a Subiaco nel Sacro Speco, Benedetto di Norcia ha imparato a combattere contro le passioni, per scegliere di consegnarsi all’intensità di un unico desiderio profondo: soli Deo placere desiderans. Inclinando il suo orecchio all’ascolto e alla contemplazione del mistero di Dio, Benedetto è così diventato un maestro di spirito, capace di richiamare ogni uomo e ogni donna al dovere di non anteporre nulla al primato di Dio:

«Temete il Signore, suoi santi: nulla manca a coloro che lo temono. I leoni sono miseri e affamati, ma chi cerca il Signore non manca di nulla»

Benedetto è stato «messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà» (Paolo VI) perché è stato disposto a lasciare «tutto» (Mt 19,27) pur di custodire la presenza di Cristo, che risplende nella preghiera e si traduce nella fedeltà ai doveri quotidiani verso i fratelli. L’influsso che la sua vita e la sua opera hanno saputo esercitare sullo sviluppo della civiltà europea è il motivo per cui i cristiani, in questo giorno, invocano la sua paternità spirituale e la sua intercessione perché l’Europa possa ritrovare nel vangelo l’ispirazione per una nuova unità spirituale e culturale, avvertita ormai da tutti necessaria e urgente. 

La speranza che tanti uomini e donne di buona volontà possano, ancora oggi, tendere l’orecchio alla legge delle Beatitudini e mettersi a servizio della società contemporanea, contribuendo a generare in Europa un nuovo, autentico umanesimo, si deve però misurare con la disponibilità a non avere alcun privilegio, ma solo il diritto di poter vivere un amore gratuito e libero. Quello di chi non aspira a nient’altro che a poter donare se stesso, senza ricercare ulteriori ricompense:

«Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?» 

Se la domanda di Pietro lascia intendere una punta di sospetto e di timore circa l’esito della sequela, la risposta di Gesù non lascia alcun dubbio sulla verità della promessa di Dio: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele» (19,28).

La «rigenerazione del mondo» — di ogni società e di ogni cultura — non può che passare necessariamente attraverso la disponibilità di uomini e donne che, liberamente, scelgono di lasciare ogni cosa e di occupare l’ultimo posto per amore di Cristo, perché la vita del mondo possa dilatarsi «cento volte tanto». E possa, finalmente, diventare una «vita eterna» (19,29), quella dei figli di Dio.

fonte © nellaparola.it

Ascoltiamo insieme

Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ

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