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Ci rivediamo presto! Amare è anche imparare a farsi da parte

Commento al Vangelo del 17 marzo 2024

Quinta domenica di Quaresima – anno B

Se il frumento che abbiamo sepolto non è più nel granaio
e non è più nelle nostre mani,
quando […] tornerà in questo campo,
godrà di vedere la messe qui dove ora la nudità dell’aratura
lo fa piangere

Sant’Agostino, Discorso 361, 9.9
seme che germoglia
Photo by Tuan86 on Pixabay

Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 12,20-33

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 

Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.

Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». 
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». 

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore.

Imparare a scomparire

Uno degli atteggiamenti più difficili da assumere è scomparire. Di solito preferiamo occupare la scena, essere visibili, contare qualcosa. Ci sono però dei tempi in cui, per portare frutto, bisogna anche imparare a togliersi di mezzo.

Quando il seme viene gettato nella terra, il contadino vede solo una distesa brulla e piatta. Non c’è niente. Occorre saper aspettare con pazienza. Il seme deve accogliere la zolla che lo schiaccia, deve rimanere al buio nel freddo della terra. Il tempo lo farà morire fino a spaccarsi e quello è il momento in cui la vita comincia a germogliare.

Se il seme volesse preservare se stesso, marcirebbe senza arrivare mai a far nascere qualcosa di nuovo.

Diventare adulto

La dinamica del seme è anche quella dell’uomo adulto. E forse è il motivo per il quale tante persone rimangono adolescenti senza arrivare mai a generare.

Diventare adulto infatti significa lasciarsi trasformare dalla vita, significa sapersi mettere da parte, scomparire quando è necessario. L’adulto accetta di entrare in un processo che è irreversibile: quando il seme muore, non può più tornare indietro. Il nemico dell’uomo moderno diventa allora il tempo, l’incapacità di accettare la direzione di processi che sono per sempre.

Se vuoi amare, non puoi pretendere di occupare sempre la scena.

Vedere Gesù

Attraverso l’esempio del chicco di grano, il Vangelo di Giovanni ci presenta un’immagine di Gesù: è lui l’adulto per eccellenza, il seme che accetta di morire, di scomparire per dare vita.

È paradossale perciò che proprio in questo testo incontriamo anche dei personaggi anonimi, semplicemente chiamati Greci, che vogliono vedere Gesù. Certamente questa richiesta è quella che ogni predicatore deve tenere in mente per evitare di portare se stesso piuttosto che il Vangelo, ma il testo ci spinge anche a chiederci cosa voglia dire vedere Gesù, è come se ci venisse chiesto di vedere l’invisibile: possiamo mai vedere il mistero della vita?

Vedere Gesù significa entrare in relazione con tutta la sua persona, che è irriducibile a un solo momento.

Stare sul confine

Proprio per questo, per vedere Gesù, anche noi, come i Greci del Vangelo, abbiamo bisogno di mediazioni. Filippo è qui il predicatore, il missionario, l’evangelizzatore che sa mettere in relazione, è colui che porta a Gesù.

Il dettaglio circa la sua provenienza non è forse secondario. Filippo è di Betsaida, una città di confine, come a dire che ha imparato a stare sulla soglia, ha imparato a far dialogare chi parla lingue diverse. Forse anche noi, predicatori di oggi, abbiamo bisogno di imparare a stare sul confine se vogliamo essere capaci di portare le persone a Gesù.

Amore senza merito

Non è facile mostrare l’invisibile, come non è facile spiegare che il seme si è lasciato morire per dare vita. Cristo è colui che ha accolto la morte affinché potessimo avere la vita. L’alleanza che Geremia annuncia in questa quinta domenica di quaresima si è compiuta nel sacrificio di Cristo.

Già nelle parole di Geremia scopriamo che quell’alleanza è immeritata: noi continuiamo a sbagliare e a tradire, mentre il Signore desidera costruire con noi una relazione sempre più intima. È il paradosso dell’amore, che è veramente tale solo quando è immeritato.

Leggersi dentro

  • Riesci a farti da parte o tendi sempre ad occupare la scena?
  • Come rispondi al tuo desiderio di vedere Gesù?

Per gentile concessione © ♥ Padre Gaetano Piccolo SJ

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