Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 9,1-41, cieco guarito da Gesù
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Leggiamo ed ascoltiamo il Vangelo del giorno 15 marzo 2026

IV Domenica di Quaresima

Prima Lettura

Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.

Dal primo libro di Samuèle
1Sam 16,1b.4.6-7.10-13

In quei giorni, il Signore disse a Samuèle: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuèle fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!».

Il Signore replicò a Samuèle: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuèle i suoi sette figli e Samuèle ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi».

Samuèle chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuèle disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuèle prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 22 (23)

R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. R.
 
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. R.
 
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R.
 
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. R.

Seconda Lettura

Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 5,8-14

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto:
«Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti
e Cristo ti illuminerà».

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita. (Cf. Gv 8,12)

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Vangelo del giorno 15 marzo 2026

Vangelo di oggi 15 marzo 2026

Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 9,1-41

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».

Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».

Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo».

Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista.

E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga.

Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».

Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».

Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

Parola del Signore.

Il capitolo 9 del Vangelo secondo Giovanni ci presenta la guarigione di un uomo nato cieco, un miracolo che non solo restituisce la vista fisica, ma svela anche una profonda cecità spirituale. Iniziamo la nostra meditazione immergendoci in questo racconto e lasciamoci interrogare dalle parole di Gesù.

1. La cecità come opportunità di grazia:

La storia inizia con una domanda dei discepoli: “Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. Questa domanda riflette una mentalità diffusa all’epoca, che vedeva la malattia come una punizione divina per il peccato. Gesù, però, ribalta questa prospettiva, affermando: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio”.

  • Riflessione: Quante volte, di fronte alle difficoltà e alle sofferenze della vita, ci interroghiamo sulla colpa, sulla punizione? Gesù ci insegna a guardare oltre, a vedere le nostre fragilità non come un castigo, ma come un’opportunità di grazia. Le nostre ferite e le nostre debolezze possono diventare il luogo in cui l’amore e la potenza di Dio si manifestano.

2. Gesù, luce del mondo:

Gesù, dopo aver guarito l’uomo cieco mescolando terra e saliva e ungendogli gli occhi, si dichiara “luce del mondo”. Questa immagine potente ci invita a riconoscere in Gesù la fonte della vera conoscenza e della salvezza. Egli illumina le tenebre del nostro cuore e ci guida verso la verità.

  • Riflessione: Dove cerchiamo la luce nella nostra vita? Ci affidiamo alle nostre conoscenze, alle nostre opinioni, o ci lasciamo illuminare dalla Parola di Dio? La meditazione ci invita a metterci in ascolto di Gesù, a lasciare che la Sua luce penetri nelle zone d’ombra della nostra esistenza e ci indichi la via da seguire.

3. La cecità dei farisei:

I farisei, accecati dai loro pregiudizi e dalla loro interpretazione rigida della legge, si rifiutano di riconoscere il miracolo di Gesù. Essi si interrogano sulla liceità della guarigione avvenuta di sabato e mettono in discussione l’identità di Gesù, considerandolo un peccatore. La loro cecità spirituale è evidente: essi vedono, ma non riconoscono la verità.

  • Riflessione: In quali ambiti della nostra vita siamo ciechi? Quali pregiudizi, paure o attaccamenti ci impediscono di vedere l’opera di Dio intorno a noi? La meditazione ci esorta a esaminare il nostro cuore e a chiedere a Dio di aprirci gli occhi della fede, affinché possiamo riconoscere la Sua presenza nella nostra vita e nel mondo.

4. La testimonianza del cieco guarito:

L’uomo guarito, nonostante l’opposizione e le minacce dei farisei, non ha paura di testimoniare la verità. Egli, con semplicità e coraggio, afferma: “Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo”. La sua testimonianza è autentica e disarmante, perché si basa sull’esperienza personale.

  • Riflessione: Come possiamo testimoniare la nostra fede nel mondo? Siamo pronti a difendere la verità, anche quando costa fatica o ci espone alle critiche? La meditazione ci invita a prendere esempio dall’uomo guarito e a vivere la nostra fede con autenticità e coerenza, testimoniando con la nostra vita l’amore e la misericordia di Dio.

5. Il giudizio di Gesù:

Gesù, al termine del racconto, afferma: “Io sono venuto in questo mondo per un giudizio, perché quelli che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi”. Questa frase enigmatica ci invita a riflettere sul senso del giudizio di Dio. Egli non condanna, ma ci pone di fronte alla scelta: accogliere la Sua luce o rimanere nelle tenebre.

  • Riflessione: Come accogliamo il giudizio di Dio nella nostra vita? Ci sentiamo a posto, come i farisei, o riconosciamo il nostro bisogno di guarigione e di conversione? La meditazione ci esorta ad affidarci alla misericordia di Dio, a lasciare che Egli guarisca la nostra cecità e ci conduca verso la vera libertà.

In conclusione, la meditazione sul capitolo 9 del Vangelo secondo Giovanni ci invita a riconoscere la nostra cecità spirituale, a lasciarci illuminare dalla luce di Gesù e a testimoniare con coraggio la nostra fede. Che il Signore apra gli occhi del nostro cuore e ci guidi verso la vera conoscenza e la salvezza.

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