figliol prodigo, Dal Vangelo secondo Luca Lc 15,1-3.11-32
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Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

Leggiamo ed ascoltiamo il Vangelo del giorno 7 marzo 2026

Sabato della II settimana di Quaresima

Prima Lettura

Il nostro Dio viene a salvarci.

Dal libro del profeta Michèa
Mic 7,14-15.18-20

Pasci il tuo popolo con la tua verga,
il gregge della tua eredità,
che sta solitario nella foresta
tra fertili campagne;
pascolino in Basan e in Gàlaad
come nei tempi antichi.

Come quando sei uscito dalla terra d’Egitto,
mostraci cose prodigiose.
Quale dio è come te,
che toglie l’iniquità e perdona il peccato
al resto della sua eredità?
Egli non serba per sempre la sua ira,
ma si compiace di manifestare il suo amore.

Egli tornerà ad avere pietà di noi,
calpesterà le nostre colpe.
Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.
Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà,
ad Abramo il tuo amore,
come hai giurato ai nostri padri
fin dai tempi antichi.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 102 (103)

R. Misericordioso e pietoso è il Signore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome. 
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. R.

Egli perdona tutte le tue colpe, 
guarisce tutte le tue infermità, 
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. R.

Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R.

Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; 
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe. R.

Acclamazione al Vangelo

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te. (Lc 15,18)

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo del giorno 7 marzo 2026

Vangelo di oggi 7 marzo 2026

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 
Ed egli disse loro questa parabola: 

«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.

Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.

Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi.

Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo.

Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore.

L’abbraccio che vince ogni distanza: La casa eterna di Eugenio

In questa parabola, Gesù ci svela il vero volto di Dio. Non un giudice severo pronto a pesare i nostri fallimenti, ma un Padre che scruta l’orizzonte con nostalgia. Quando il figlio minore, dopo aver dissipato tutto, decide di tornare, il Padre non aspetta le sue scuse: gli corre incontro, gli getta le braccia al collo e lo bacia. È l’abbraccio della misericordia che restituisce dignità, che riveste il figlio della veste più bella e riaccende la gioia della festa.

Ma c’è anche il figlio maggiore, che è fisicamente in casa ma ha il cuore lontano, indurito dal senso del dovere e incapace di gioire per il ritorno del fratello. Il Padre esce anche per lui, lo prega di entrare, ricordandogli che «tutto ciò che è mio è tuo».

Questo brano parla al mio cuore di padre in modo unico. Penso a mio figlio Eugenio. Quante volte ho desiderato e desidero ancora quell’abbraccio fisico, quel contatto che la morte sembra aver spezzato. Ma il Vangelo di oggi mi ricorda che l’abbraccio del Padre non conosce confini tra cielo e terra. Eugenio ora abita pienamente in quell’abbraccio. Lui non è “perduto”, è tornato alla Casa del Padre, dove la festa non finisce mai e dove non esistono più piaghe o sofferenza. Lui, che nella sua vita terrena ha saputo amare con una purezza disarmante, oggi ci insegna a non restare sulla soglia come il figlio maggiore, ma a tuffarci nella misericordia di Dio.

Nelle mie preghiere, oggi chiedo al Signore la grazia di sentirmi sempre avvolto dal Suo abbraccio, anche quando il vuoto lasciato da Eugenio si fa sentire più forte. Chiedo di imparare da mio figlio a guardare gli altri con occhi di tenerezza, pronti a fare festa per ogni piccolo passo di bene. La nostra casa, la nostra vita, deve essere come quella del Padre: un luogo dove l’amore è l’unica legge e dove nessuno è mai veramente lontano, perché siamo tutti custoditi nel cuore di Dio.


IL MAGISTERO DEI SUCCESSORI DI PIETRO

Ascoltiamo le parole dei Papi che ci aiutano a entrare in questo mistero di amore infinito:

  • Papa Leone XIV: «L’abbraccio del Padre nella parabola è la sintesi di tutto il Vangelo. Non è un premio per la buona condotta, ma un dono gratuito per chi riconosce di avere bisogno di Dio. Non temete le vostre miserie; esse sono lo spazio dove la grazia di Dio può operare con più forza. Chi ha sperimentato il dolore del distacco, come molti di voi, trovi consolazione nel sapere che il Padre non perde mai di vista nessuno dei suoi figli. Nell’eternità, ogni lacrima sarà trasformata in una perla di gioia nell’abbraccio finale che non avrà mai fine.»
  • Papa Francesco: «Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia. Il Padre ci aspetta sempre per farci festa, perché per Lui ogni figlio è prezioso e insostituibile. La misericordia è il nome di Dio.» (Angelus)
  • Benedetto XVI: «La parabola del figlio prodigo ci mostra che la vera libertà non è fare ciò che si vuole, ma vivere nella verità dell’amore del Padre. Tornare a casa significa ritrovare se stessi nella luce di Dio, dove siamo amati per quello che siamo, non per quello che facciamo.» (Cfr. Spe Salvi)
  • San Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura della misericordia di Dio! Essa è più grande di ogni peccato e di ogni fallimento. Spalancate le porte a Cristo, che è il volto visibile del Padre che ci aspetta per riconciliarci con Lui e con i fratelli.» (Cfr. Misericordia)
  • San Giovanni XXIII: «Ho sempre cercato di essere il “buon samaritano” e il padre misericordioso per ogni anima che incontravo. La bontà è l’unico linguaggio che tutti capiscono e che ci rende simili a Dio. Confidate sempre nella provvidenza del Padre.» (Cfr. Il Giornale dell’Anima)

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