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La Carezza che abbatte i muri: “Se vuoi, puoi”

Nel Vangelo di oggi, un lebbroso rompe ogni distanza e si getta ai piedi di Gesù. La sua non è una pretesa, ma un atto di abbandono totale: “Se vuoi, puoi”. E Gesù risponde con un gesto che va oltre la guarigione fisica: lo tocca. In quel tempo, toccare un lebbroso significava diventare “impuri”, ma per Gesù il contatto con la sofferenza è il primo passo della salvezza.

Riguardando le foto di Eugenio, specialmente quelle in cui lo stringiamo forte nei momenti più duri della terapia, capisco profondamente il valore di quel “contatto”. Quando la malattia — quel “coso” oscuro di cui parlavo ieri — cercava di isolarci e di farci sentire soli, la mano del Signore passava attraverso le nostre carezze.

Eugenio stringe la mano a Giuseppina
Eugenio stringe la mano a Giuseppina – 4 luglio 2020

Eugenio ha vissuto il suo “Se vuoi, puoi” con una dignità regale. Non ha mai chiesto perché a lui, ma ha vissuto ogni istante offrendo la sua mano a chiunque gli stesse vicino. Anche quando il suo corpo era provato, la sua anima era purificata da un amore che non conosceva barriere. Proprio come il lebbroso del Vangelo, Eugenio non è rimasto in silenzio: la sua vita è diventata un annuncio, un grido di speranza che continua a risuonare ancora oggi attraverso questo blog.

Oggi chiediamo al Signore di non aver paura di “toccare” le ferite degli altri, proprio come Lui ha toccato le nostre. Chiediamo la grazia di saper dire, con la stessa fiducia di Eugenio: Signore, io mi fido di Te. Se vuoi, Tu sai come trasformare questo dolore in luce”.

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