Così ne parlavamo con la cara amica Sonia: ogni cicatrice nella carne, ogni piccola scritta sul corpo, ogni punto di luce che illumina il nostro volto è la nostra storia, parla di noi, ci ricorda da dove veniamo, ma soprattutto dove stiamo andando.
Oggi ho voluto imprimere nella mia carne, debole e fallace, le stelle più luminose del cielo, quel cielo che già ospita mio figlio, quello stesso cielo che l’ha desiderato e voluto, prima che arrivassi io.
E questa stessa carne oggi parla di loro, del mio amore per loro, della mia carne divenuta carne e spirito in loro, per mezzo della grazia di Dio.
Non è solo moda, non è glamour, non è dress code: è amore nei fatti, è portare fuori e dentro il proprio corpo l’amore della storia e del pellegrinaggio che stiamo vivendo.


Due parti del corpo, due stelle, due punti luminosi nella galassia del cuore. Sempre vivo, per entrambi, comunque e dovunque.





