Cattedra di San Pietro Apostolo, festa

Prima lettera di san Pietro apostolo 5,1-4.

Carissimi, esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi:
pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo;
non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge.
E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.

Salmi 23(22),1-3a.3b-4.5.6.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

Leggi anche:  La Parola del 25 ottobre 2020

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 16,13-19.

In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?».
Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli
».

Omelia attribuita a San Giovanni Crisostomo (ca 345-407)

vescovo d’Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
L’apostolo Pietro e il profeta Elia

“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,18)

Pietro doveva ricevere le chiavi della Chiesa, o piuttosto, le chiavi dei cieli, e doveva vedersi affidare un popolo numeroso. Cosa gli dice infatti il Signore? “Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19). Poiché Pietro aveva un carattere un po’ brusco, se fosse stato senza peccato, quale perdono avrebbero ricevuto i discepoli da lui? Ecco per quale ragione la grazia divina lo ha lasciato cadere in qualche errore, perché l’essere provato lo rendesse più ben disposto verso gli altri. Vedi come Dio può lasciar e qualcuno cadere nel peccato: Pietro, il corifeo degli apostoli, il fondamento incrollabile, la roccia indistruttibile, il primo della Chiesa, il porto inespugnabile, la torre incrollabile, questo Pietro che aveva detto a Cristo: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò” (Mt 26,35), Pietro che per rivelazione divina aveva confessato la verità: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16). (…) Ma, come ho detto, Dio dispose così e permise che Pietro peccasse, perché aveva in vista di affidargli un popolo numeroso, e pensò che la sua durezza, unita alla non peccabilità, lo rendesse impietoso verso i fratelli. Cadde nel peccato, così che al ricordo del proprio errore e della bontà del Signore, potesse testimoniare agli altri una grazia di filantropia, secondo il disegno divino da Dio stabilito. La caduta è stata permessa a colui che avrebbe avuta affidati la Chiesa, la colonna delle Chiese, il porto della fede, la caduta è stata permessa a Pietro, il dottore dell’universo, perché il perdono ricevuto restasse il fondamento del suo amore agli altri.

Leggi anche:  La Parola del 25 dicembre 2020

PAROLE DEL SANTO PADRE

Oggi, sentiamo rivolta a ciascuno di noi la domanda di Gesù: “E voi, chi dite che io sia?”. A ognuno di noi. E ognuno di noi deve dare una risposta non teorica, ma che coinvolge la fede, cioè la vita, perché la fede è vita! “Per me tu sei …”, e dire la confessione di Gesù. Una risposta che richiede anche a noi, come ai primi discepoli, l’ascolto interiore della voce del Padre e la consonanza con quello che la Chiesa, raccolta attorno a Pietro, continua a proclamare. Si tratta di capire chi è per noi Cristo: se Lui è il centro della nostra vita, se Lui è il fine di ogni nostro impegno nella Chiesa, del nostro impegno nella società. Chi è Gesù Cristo per me? Chi è Gesù Cristo per te, per te, per te… Una risposta che noi dovremmo dare ogni giorno. (Angelus, 23 agosto 2020)

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