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Leggi e ascolta la nostra preghierina del 1 dicembre 2023

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Per manifestargli il mio stupore da quello che mi è accaduto, e chiedere lumi ad una persona ricca di saggezza, profondità e fede come Padre Gaetano Piccolo, professore ordinario di filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana, gesuita e amico, gli scrivo una email, dal profondo del mio cuore:

c’è un filo sottile che ci unisce! stanotte, alle 1.30 circa ho preso uno spavento… da spavento! una figura nera, oscura, angosciante e malefica mi è venuta addosso! io ovviamente mi sono spaventato… da morire; idem mia moglie e mia figlia nell’altra stanza. Neanche a saperlo che avresti pubblicato un argomento inerente. Con affetto, tanto affetto e stima, un abbraccio.

Lui, con l’affetto vicino quanto l’amore, mi risponde:

E’ impressionante, ma non mi meraviglia: il male fa di tutto per bloccare il cammino verso il bene, ma può solo provare a spaventarci. Noi per fortuna ci attacchiamo a Cristo e restiamo sicuri. Grazie per la condivisione.

Queste sue parole, unite alle sue testimonianze di fede che pubblica ogni venerdì mattina e che io umilmente trasformo in parlato, per sua gentile concessione, accendono in me quella Luce che significa vita.

Come acqua di sorgente pura, mi apro al suo cuore:

Cristo è la sola ancora di vita per me! Ogni volta che leggo dei tuoi scritti, mi sento svuotare, come se dentro di me passasse un aspirapolvere, un disincrostante. Le tue parole riescono a far uscire il mio vero io, il mio essere, la mia anima. 
E ritorno a Eugenio, a Cristo. E vivo.

Una Parola che rimane

commento al Vangelo di oggi di Lc 21,29-33, a cura di Federico Parise SJ

La più grande debolezza è il sacro terrore di sembrare deboli.

Jacques Bénigne Bossuet

Entro nel testo (Lc 21,29-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Mi lascio ispirare

È facile leggere i testi di questi giorni come indicazioni (troppo) chiare sulla fine dei tempi, come facevano già alcuni membri delle comunità cristiane; è facile anche leggere gli avvenimenti ed ergersi a interpreti del giudizio di Dio sull’umanità, spesso con toni apocalittici ed incendiari.

Eppure rischiamo di trascurare l’essenziale; ciò che ci dice questo Vangelo è che, vada come vada, nella nostra vita personale e comunitaria, nella nostra storia possiamo fare sempre affidamento su una certezza: Gesù è già venuto, Dio ha assunto la fragilità della nostra carne e si è collocato dalla parte degli sconfitti perché crede nella vita fino in fondo.

Gesù è la Parola ultima di Dio sulla storia e sull’uomo; il Vangelo che ci ha lasciato non è una soluzione magica ai problemi ma unʼoccasione di metterci sulle sue orme e fare la nostra parte nel mondo.

Federico Parise SJ

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