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Leggi e ascolta la favola di Gianni Rodari L’Apollonia della marmellata

Gianni Rodari

Giovanni Francesco Rodari, detto Gianni[1] (pronuncia Rodàri, /roˈdari/; Omegna, 23 ottobre 1920 – Roma, 14 aprile 1980), è stato uno scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano. È l’unico scrittore italiano ad aver vinto il Premio Hans Christian Andersen (1970). (leggi ancora)

Leggi con me:

A Sant’Antonio, sul Lago Maggiore, viveva una
donnina tanto brava a fare la marmellata, così brava che i
suoi servigi erano richiesti in Valcuvia, in Valtravaglia, in
Val Dumentina e in Val Poverina.

La gente, quand’era la
stagione, arrivava da tutte le valli, si sedeva sul
muricciolo a guardare il panorama del lago, coglieva
qualche lampone dai cespugli, poi chiamava la donnina
della marmellata:

  • Apollonia! – Che c’è?
  • Me la fareste una marmellata di mirtilli?
  • Eccomi.
  • Mi aiutereste a fare una buona marmellata di prugne?
  • Subito.
    L’Apollonia, quella donnina, aveva proprio le mani
    d’oro, e faceva le migliori marmellate del Varesotto e del
    Canton Ticino.
    Una volta capitò da lei una donnetta di Arcumeggia,
    così povera che per fare la marmellata non aveva neanche
    un cartoccio di ghiande di pesca, e allora, strada facendo,
    si era riempito il grembiule di ricci di castagne.
  • Apollonia, me la fareste la marmellata?
  • Coi ricci?
  • Non ho trovato altro…
  • Pazienza, proverò.
    E l’Apollonia tanto fece che dai ricci delle castagne
    cavò la meraviglia delle marmellate.

Un’altra volta quella donnina di Arcumeggia non trovò
nemmeno i ricci delle castagne, perché le foglie secche,
cadendo, li avevano ricoperti; perciò arrivò con un
grembiule pieno di ortiche.

  • Apollonia, me la fate la marmellata?
  • Con le ortiche?
  • Non ho trovato altro…
  • Pazienza, si vedrà.
    E l’Apollonia prese le ortiche, le inzuccherò, le fece
    bollire come sapeva lei e ne ottenne una marmellata da
    leccarsi le dita.
    Perché l’Apollonia, quella donnina, aveva le mani d’oro
    e d’argento, e avrebbe fatto la marmellata anche con i
    sassi.
    Una volta passò di lì l’imperatore e volle provare anche
    lui la marmellata dell’Apollonia, e lei gliene dette un
    piattino, ma l’imperatore dopo la prima cucchiaiata si
    disgustò, perché c’era caduta dentro una mosca.
  • Mi fa schifo, – disse l’imperatore.
  • Se non era buona, la mosca non ci cascava, – disse
    l’Apollonia.
    Ma ormai l’imperatore si era arrabbiato e ordinò ai suoi
    soldati di tagliare le mani all’Apollonia.
    Allora la gente si ribellò e mandò a dire all’imperatore
    che se lui faceva tagliare le mani all’Apollonia loro gli
    avrebbero tagliato la corona con tutta la testa, perché teste
    per fare l’imperatore se ne trovano a tutte le cantonate, ma
    mani d’oro come quelle dell’Apollonia sono ben più
    preziose e rare.
    E l’imperatore dovette far fagotto.

Ascoltiamo insieme

mamma legge la fiaba
Le favole della buonanotte
L’Apollonia della marmellata
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