Legere tempus: 6 minuta

Lege et audi Evangelium et Verbum 18 Septembris 2023 .

Feriae XXIV hebdomadis festorum per annum

Lectio prima

Si facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
1 Tim 2,1-8

Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio.

Hoc pulchrum et gratum est coram Deo Salvatore nostro, qui omnes homines vult salvos fieri et ad agnitionem veritatis venire.
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti.

Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.
Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche.

Verbum Dei.

Psalmus responsorius

Lectio Ps.

R. Sia benedetto il Signore, che ha dato ascolto alla voce della mia supplica.

Exaudi uocem deprecationis meae.
cum clamo ad te auxilium;
dum manus meas
verso il tuo santo tempio. R.

Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Auxilium meum dedit: * lætatum est cor meum.
cum cantico meo gratias agere volo. R.

Dominus fortitudo plebis suae;
rifugio di salvezza per il suo consacrato.
Salvum fac populum tuum, et benedic hereditati tuae;
sit eorum pastor et auxilium in perpetuum. R.
 

Acclamatio evangelii

Alleluja, alleluja.

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna. (Cf. Gv 3,16)

Allelúja.

Evangelium die 18 Septembris 2023

Nec in Israel tantam fidem inveni.

La Parola del 18 settembre 2023
Verbum 18 Septembris 2023 3

Dal Vangelo secondo Luca
Luke 7.1-10

In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.

Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».

Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito.

Nam et ego sum in subordinatione, et habeo sub me milites, et dico uni: "Ite", et vadit; et alii: veni, et venit; et servo meo: Fac hoc, et facit.

Quo audito, Iesus miratus est eum et conversus ad turbam quae sequebatur eum ait: « Amen dico vobis, quia nec in Israel tantam fidem inveni! Reversique nuntii domum invenerunt sanatum puerum.

Verbum Domini.

Basilii Seleuciae (?-ca 468).

episcopus

Homilia in centurio; PG 85, 235s.

« Praecipe verbo ».

“Signore, il mio servo giace, paralizzato e soffre molto. Pur essendo schiavo, colui che è ammalato è anche uomo.

Non guardare l’umiltà dello schiavo, ma piuttosto la grandezza del male”. Così parla il centurione; e cosa dice la Bontà suprema?: “Vengo e lo guarirò. Io, per aver cura degli uomini, mi sono fatto uomo e sono venuto per tutti, perciò non disprezzo nessuno. Lo guarirò”.

Con l’immediatezza della sua promessa, Cristo pungola la loro fede: “Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto”. Vedi come il Signore, come un cacciatore, ha suscitato la fede nascosta nel segreto? “Comanda con una parola e il mio servo sarà guarito dal suo male, liberato dalla schiavitù della sua malattia.

Anch’io infatti sono uomo sottoposto a un’autorità, e ho sotto di me dei soldati; e dico all’uno: va’ ed egli va, e a un altro: vieni, ed egli viene. Perciò ho conosciuto la forza del tuo potere. A partire da quello che ho, ho riconosciuto quello che è più grande di me. Vedo gli eserciti delle guarigioni, vedo i miracoli, in truppa, che aspettano i tuoi ordini.

Mandali contro la malattia, mandali come io mando un soldato”. Gesù restò ammirato e disse: “Neanche in Israele ho trovato una fede così grande!

Colui che era straniero alla vocazione, che non faceva parte del popolo dell’alleanza, che non aveva avuto parte ai miracoli di Mosè, che non era stato iniziato alle sue leggi, che non aveva conosciuto le parole profetiche, ha superato gli altri con la sua fede”.

VERBA SANCTI PATRIS

Il Vangelo odierno ci parla di servizio, mostrandoci due servitori, da cui possiamo trarre preziosi insegnamenti: il servo del centurione, che viene guarito da Gesù, e il centurione stesso, al servizio dell’imperatore.

Verba quae mittit nuntiare ad Iesum ut domum suam non veniat, mira sunt et saepe contraria nostris orationibus: «Domine, noli vexare! Non sum dignus sub tectum meum intres» (Lc 7, 6); «Non me dignum arbitror venire ad te» (v. 7); «Nam et ego sum in conditione subordinati» (v. 8).

Davanti a queste parole Gesù rimane ammirato. Lo colpisce la grande umiltà del centurione, la sua mitezza. (…) Egli, di fronte al problema che lo affliggeva, avrebbe potuto agitarsi e pretendere di essere esaudito, facendo valere la sua autorità; avrebbe potuto convincere con insistenza, persino costringere Gesù a recarsi a casa sua.

Sed minutum, prudentem, lenem facit, vocem non erigit nec turbare vult. Agit fortasse nesciens secundum morem Dei, qui est «mitis et humilis corde» (Mt 11,29).

Dio infatti, che è amore, per amore si spinge persino a servirci: con noi è paziente, benevolo, sempre pronto e ben disposto, soffre per i nostri sbagli e cerca la via per aiutarci e renderci migliori.

Questi sono anche i tratti miti e umili del servizio cristiano, che è imitare Dio servendo gli altri: accogliendoli con amore paziente, comprendendoli senza stancarci, facendoli sentire accolti, a casa, nella comunità ecclesiale, dove non è grande chi comanda, ma chi serve (cfr Lc 22,26).

(Homilia pro Iubilaeo Diaconorum, 29 Maii 2016)

Vangelo del giorno
Evangelium diei
Verbum 18 Septembris 2023
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