Legere tempus: 6 minuta

Legendam de S. Ioanne Baptista

Apostoli et Evangelistae

“Il discepolo che Gesù amava”: semplicemente così, nel suo Vangelo, si autodefinisce Giovanni e ha ragione a vederla in questo modo, perché è lui a rivestire uno dei ruoli più importanti nella storia della salvezza, oltre, ovviamente, a Maria, che Gesù gli affida espressamente in punto di morte con quell’“ecco tuo figlio” ed “ecco tua madre”.

Exinde Ioannes Mariam secum ducit ut « rem carissimam » et punctum unionis inter utrumque ipsa est castitas, vita virginalis quam ambo agunt.

Notitia historica de vita Johannis

Le fonti storiche dalle quali attingere i dettagli della vita dell’apostolo evangelista, sono diverse, alcune apocrife come un altro Vangelo, secondo alcuni da attribuire proprio alla sua penna.

Di lui sappiamo che è il più giovane e che sarà il più longevo dei Dodici. È originario della Galilea, in una zona sul lago di Tiberiade e infatti viene da una famiglia di pescatori.

Suo padre è Zebedeo e sua madre Salomè; il fratello Giacomo, detto il Maggiore, sarà anche lui un apostolo. È sempre nominato da Gesù ed è nella cerchia dei ristrettissimi che lo accompagnano nelle occasioni più importanti, come quando viene resuscitata la figlia di Giairo, nella Trasfigurazione sul Monte Tabor e durante l’agonia nel Getsemani.

Anche nel corso dell’Ultima Cena siede in un posto d’onore, alla sua destra, e gli poggia il capo sulla spalla con un gesto d’affetto: è proprio in quel momento che lo Spirito Santo gli infonde la sapienza del racconto evangelico che scriverà in vecchiaia.

È l’unico a stare ai piedi della Croce assieme a Maria e con lei trascorre in attesa i tre giorni precedenti alla Resurrezione; è ancora il primo ad arrivare al sepolcro vuoto dopo l’annuncio di Maria Maddalena, ma lascerà entrare Pietro perché ha rispetto dell’anzianità.

Deinde cum Maria Ephesum migrabit, unde evangelizationis Asiae Minoris curam habebit. Videtur etiam se passurum esse Domitiani persecutionem et exilium in Patmos insulam, a qua, adveniente Nerva, Ephesum revertitur, ut hic dies centenarius finiatur, circiter CIIII.

"Flos Evangeliorum"

Così viene chiamato il Vangelo scritto da Giovanni, noto anche come “Vangelo spirituale” o Vangelo del Logos, grazie alla raffinatezza del linguaggio teologico e al conio del termine polisemico “logos” per indicare Gesù con i significati di “parola”, “dialogo”, “progetto”, “verbo”. Nel suo Vangelo, inoltre, ricorre 98 volte la parola “credere”, perché è così che si raggiunge il cuore di Gesù, credendo nella libertà e accogliendo la grazia come il discepolo prediletto di Cristo ci mostra.

Il suo è anche un Vangelo altamente mariano, non tanto per la quantità dei riferimenti alla Vergine, quanto per la speciale grazia di Colei che più di tutti conosce il Figlio e che rende il Mistero di Cristo. Eppure Maria nel racconto di Giovanni appare solo due volte: alle nozze di Cana e sul Calvario. Di particolare importanza proprio il racconto delle nozze di Cana, che costituisce anche il primo incontro di Gesù con Giovanni.

Ma la chiamata di Giovanni – che assieme ad Andrea era già seguace di Giovanni il Battista – avviene probabilmente a Betania, presso il fiume Giordano. Quando arriva Gesù, il Battista lo saluta come “l’Agnello di Dio”. Giovanni resta talmente colpito da questo incontro da ricordare perfino l’ora in cui è avvenuto (la decima, circa le 16) e pertanto non potrà, dopo allora, non seguire Gesù.

Ma oltre all’alto valore teologico, il Vangelo di Giovanni differisce dai sinottici anche per le sottolineature sull’umanità di Cristo che emerge dai dettagli di alcuni racconti, come il sedersi stanco, le lacrime versate per Lazzaro o la sete manifestata sulla Croce.

Apocalypsis et Epistolae

Giovanni scrive anche tre lettere e l’Apocalisse, l’unico libro profetico del Nuovo Testamento.

Esso conclude le Scritture e già dal suo nome – che significa “rivelazione” – indica il concreto messaggio di speranza che porta in sé, mettendo in un certo qual modo un punto fermo al dialogo di Dio con l’uomo: d’ora in poi sarà la Chiesa a parlare, a leggere l’azione di Dio all’interno della Storia, fino al suo ritorno sulla Terra alla fine dei tempi.

In questo senso l’Apocalisse è anche una “profezia”. Quanto alle tre Lettere, o Epistole, di Giovanni, scritte probabilmente a Efeso, sono lettere sull’amore e sulla fede che mirano a difendere alcune fondamentali Verità spirituali contro l’attacco delle dottrine gnostiche.

Hoc est inimitabile inciptt Evangelium' domini Iohannis;

In principio erat Verbum.
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.


Egli era in principio presso Dio:
omnia per ipsum facta sunt;
et sine ipso factum est nihil
est.


In ipso vita erat
et vita erat lux hominum;
lux in tenebris lucet;
sed tenebrae eam non receperunt.


Venne un uomo mandato da Dio
et nomen eius erat Ioannes.


uenit testis
testimonium perhibere de lumine;
omnibus credere per ipsum.


non erat ille lux;
sed deerat testimonium perhibere de lumine.


Hoc factum est in mundum
lux vera;
illuminans omnem hominem.


in mundo erat;
et mundus per ipsum factus est.
et mundus eum non cognovit.


Venit in populum suum;
sed sui non receperunt.


At eos qui illum
ha dato potere di diventare figli di Dio:
his qui credunt in nomine eius
qui non dant sanguinem,
neque desit cibus;
neque voluntate viri;
ma da Dio sono stati generati.


et verbum caro factum est
et habitavit in nobis.
et vidimus gloriam eius.
gloria come di unigenito dal Padre,
plenus gratiae et veritatis.


Ioannes testimonium perhibet de eo
et clamat: "Hic est vir de quo dixi;
Qui post me
me transiit;
quia ante me fuit.


Ex plenitudine eius
nos omnes accepimus
et gratiam pro gratia.


Lex enim per Moysen data est;
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.


Dio nessuno l’ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
revelavit.

San Giovanni Battista
Sanctus Ioannes Baptista 2

fons © Vaticanus News


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