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Inveni spatium meum! Ascensus visibilitatis est figura nostri temporis

In Evangelium Commentarium diei 3 Septembris 2023

DOMINICA VICESIMA SECUNDA TO anno A .

Jer 20,7-9 Ps 62 Rom 12,1-2 Mt 16,21-27

Abrenuntiatio est actus exinanitionis.
conversio est impletio;
non solum motus corporis;
sed etiam internus

S. Aug,Oratio368,3
Ho trovato il mio spazio
Ho trovato il mio spazio! 9

Quaestum visibilis

Socialis retiacula generativam et illusoriam perceptionem visibilitatis propriae creaverunt. Eodem conceptu asinfluencersProh dolor etiam exhibitum exemplar inducit, praesertim iuvenes, ad efficiendum aliquod consilium ad attentionem publicam alliciendam. Sic interdum vertigines ingredimur de inofficioso vel improbis moribus ad hanc visibilitatem consequendam.

Mutatio aetatis evidens est, quia iam non agitur de artibus acquirendis vel ad facultates acquirendas, sed solum ad quaerendas vias notabiliter et certam considerationem merendam.

Questa dinamica è diventata la cifra del nostro tempo e rappresenta emblematicamente tutte quelle situazioni della vita in cui siamo disposti a fare qualunque cosa pur di ottenere sicurezza economica e sociale, pur di guadagnare l’approvazione e magari una collocazione che ci possa assicurare prestigio e ammirazione.

Pretium conscientiae

Dal momento che questi comportamenti sono caratterizzati proprio dall’approvazione collettiva, è difficile che chi li persegue percepisca il peso della coscienza. L’obiettivo di guadagnare il mondo, cercando di conquistare sempre più spazio, annebbia lo sguardo.

Di solito, chi persegue questo obiettivo, accetta ricatti e compromessi, diventando in realtà schiavo di se stesso. Per quanto la questione molto spesso non interessi a coloro che mettono in atto questi comportamenti, il perseguimento della visibilità, del successo e del prestigio a ogni costo non è certamente la strada che avvicina a Dio.

Lucrum, an perdere?

Nel Vangelo di questa domenica le parole di Gesù mettono chiaramente in contrapposizione la brama di guadagnare il mondo e la disponibilità a perdere la propria vita. La via che avvicina a Dio è perdita per fare spazio a Lui.

Perdere la vita significa sprecare il proprio amore senza pretendere il contraccambio, l’applauso o la gratificazione.

Perdere la propria vita significa servire umilmente e in silenzio senza cercare visibilità e riconoscimenti. Perdere la propria vita è donare il proprio tempo e le proprie risorse solo perché si crede nell’amore.

La strada che avvicina a Dio infatti è solo quella che ripercorre il cammino di Cristo: bisogna soffrire a causa degli uomini, morire e poi risorgere.

Quicumque hanc dynamicam ingredi non vult, numquam fit discipulus Christi. Patimur propter homines, cum verum dicimus, cum iniustae humiliationes accipimus, cum emergere non scalpimus.

Manete post tergum

Molti cristiani del nostro tempo vorrebbero tenere insieme queste dinamiche umane di ricerca del successo e della visibilità e la relazione con Dio.

Hanno lo stesso atteggiamento di Pietro: vogliono insegnare a Dio come si vive. Pietro si è messo davanti a Gesù, vorrebbe decidere lui la strada.

Iesus autem eum admonet discipulum esse qui post magistrum ambulat, quia discat etiam in eas uias ire, ubi solus noluerit ire. Iesus est qui ostendit uiam, non Petrus.

Visibilis vel discretio?

Quando Pietro, come l’uomo di oggi, si mette davanti a Dio, diventa scandalo, cioè ostacolo, perché impedisce al Vangelo di indicare la strada.

Il Vangelo infatti parla di discrezione e di sacrificio: quando Gesù percepisce forme di glorificazione umana nei suoi confronti, si ritira in luoghi solitari, e quando in un villaggio la gente vorrebbe trattenerlo, dice ai discepoli di passare oltre.

Venditio ego

Mettersi dietro al maestro significa dunque rinnegare se stessi, cioè mettere da parte il proprio io con le sue velleità, la sua autoreferenzialità, il suo narcisismo ipertrofico.

Est habitus quae hodie magis rara et difficilis fit, quia vivimus in cultura quae nos impellit, e contra, nosmet ipsos in medio ponere et exempla idololatriae prorsus proponit eos qui se in productum venundandum faciunt. .

Ego aut crux

Gesù chiede al discepolo di mettere da parte il proprio io perché è l’unico modo per fare spazio alla croce. Solo chi si spoglia del proprio io può prendere la croce ogni giorno.

Crux hic non est infortunium quod interdum in nos cadere potuit, sed est logica Evangelii, quae est ratio de Iesu sententia: quo plus aliquid de nobis amittimus, eo magis laxare poterimus. logica Evangelii tamquam norma electionum nostrarum.

Si nosmetipsos tantum sequimur, mundi favore ad tempus fruamur, Deus autem in vita nostra non erit. Si accipimus nostrum amittere, fortasse non erit mundi aestimatio, quam meruimus vel meruimus, sed communicabimus cum Deo, immo solum est de optionibus.

Lege intus

  • Esne aliquis qui visibilitatem et aestimationem quoquo modo petit?
  • An mavis visibilitatem mundi an relationem cum Deo?

Comitas © Pater Caietanus Piccolo SJ

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