commento di Lc 14,25-33, a cura di Verena M.

Ninna nanna, dorma fiöö
che te sògnet un sàcch in spàla
per rampegà de dree al tò pà…
Sö questa vita che vìvum de sfroos,
sö questa vita che sògnum de sfroos,
in questa nòcch che prégum de sfroos,
prega el Signuur a bassa vuus
cun la sua bricòla a furma de cruus.

Ninna nanna, dormi figlio

che sogni un sacco in spalla

per camminare dietro a tuo padre.

Su questa vita che viviamo di nascosto,

su questa vita che sogniamo di nascosto,

in questa notte in cui preghiamo di nascosto,

prega il Signore a bassa voce,

col suo zaino a forma di croce.

Davide Van De Sfroos, Ninna nanna del contrabbandiere

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14,25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Mi lascio ispirare

Chissà, Signore, se ho spalle abbastanza forti da reggere questa croce. Chissà che questa notte non sia troppo buia per i miei occhi deboli. Chissà che questa salita non sia troppo ripida, questa strada troppo lunga per le mie gambe fiacche, per il mio fiato corto. Chissà. A ogni passo mi chiedo se davvero posso farcela.

Eppure ogni cosa lungo la strada mi distrae, le mie poche energie si consumano in deviazioni vane, in vicoli ciechi, in specchietti per le allodole che catturano il mio sguardo. Lo zaino è sempre più pesante, a ogni passo più pieno: questo può servire, questo può servire, questo può servire. Tutto può servire, quando credi di non avere abbastanza, quando senti di non essere abbastanza.

Ma questo non abbastanza si scioglie sotto il tuo sguardo, Signore: sono abbastanza – ed essendo abbastanza non ho bisogno di avere tanto, di accumulare, di trascinare pesi. Sono abbastanza: basto. E allora lo zaino pesa esattamente quanto le mie spalle sopportano, la strada è lunga esattamente quanto le mie energie possono permettermi di affrontare.

Non ho bisogno di avere nulla, se in te sono quanto basta.

Verena M.

fonte © GET UP AND WALK

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