Dall’apparire all’essere autenticamente qualcuno

commento di Lc 11,37-41, a cura di Daniele Ferron SJ

E tu eri più dentro in me, nella parte mia più interna.

Agostino di Ippona, Le Confessioni

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,37-41
 
In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Mi lascio ispirare

Essere molto preoccupati delle apparenze non è cosa solo del mondo di oggi: anche il mondo di Gesù, seppure in maniera diversa, aveva i suoi schemi per sancire cosa era puro e cosa no. Chi poteva stare dentro, chi no. I rituali di purezza nell’antico Israele, e nelle società arcaiche, avevano proprio questo scopo: sancire limiti sociali che nel loro senso profondo e religioso dovevano essere riflesso di un’attitudine interiore.

Se sono puro, lo sono dentro, e non perché faccio qualcosa di esterno. Sono puro perché di fronte a Dio mi pongo con autenticità e con il rituale desidero manifestare questo, non viceversa. Non è il rituale che mi rende puro.

Gesù dà una risposta dura al fariseo, invitandolo a non essere troppo preoccupato dell’esterno, ossia di rendere pulita e bella l’apparenza esteriore, di rispettare certe convenzioni sociali e culturali, ma preoccuparsi davvero di cosa c’è nel profondo del suo cuore, di ciò che si porta dentro. Certo, perché alla fine, dietro a tutti i rituali esteriori, dietro a un’apparenza di perfezione, si può nascondere molta miseria.

E oggi, allora, so che non è per quanto bello, perfetto e realizzato appaio che sono davvero una bella persona, realizzata o buona. Gesù mi invita a pormi con verità di fronte a me stesso e a Dio, a dare in elemosina ciò che ho di più vero e buono nel cuore, a curare davvero chi sono, perché l’esterno non sia apparenza, ma riflesso di una vera bellezza.

Daniele Ferron SJ

Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Rifletto sulle domande

Quali immagini di apparenza e perfezione esteriore penso di portarmi dentro?

Cosa porto nel cuore di davvero bello, che posso “dare in elemosina”?

Cosa invece può avere bisogno di conversione?

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

fonte © GET UP AND WALK

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