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Noi ti abbiamo fatto un regalo, tu ci hai consegnato un dono.

E’ come se ti conoscessi.

I ricordi raccolti nel libro, i racconti della tua famiglia, le testimonianze di chi ti ha frequentato e sapeva tutto di te… Ormai sei nella mia vita e quello appena trascorso è stato un weekend vissuto in comunione, in comunità, in armonia, in sintonia.

Noi ti abbiamo fatto un regalo, tu ci hai consegnato un dono.

Sei il collante, il sigillo, hai riunito persone diverse ma con un cuore grande, il cuore di chi non può restare fermo e accetta, compiacendosi, la morte di un ragazzino che meritava ancora di vivere, di innamorarsi, di continuare gli studi, di ridere con gli amici, di avere una famiglia e di assistere in vecchiaia, con sua sorella, i suoi genitori.

Non è stato possibile è vero, non nascondo che a volte sono arrabbiata e disillusa, altre volte invece mi ricredo e guardo con occhi diversi chi incontro e quello che vedo perché Tu, come tante altre persone a me speciali, siete in ogni dove.

Nei tramonti, nel vento, negli sguardi…

Tu eri tra coloro che hanno partecipato alla presentazione del libro e dell’associazione, tra i ragazzi che hanno giocato, divertendosi, a basket in piazza Mercato, tra coloro che con una staffetta musicale sono saliti sul palco per cantare e suonare come tanto ti piaceva. 

Una festa nella festa.

Iniziative spinte dal ricordo e dalla voglia di non dimenticare e non mosse da appelli istituzionali o di facciata. Eventi che ci insegnano ad afferrare la vita, a non sprecarla, a diffondere speranza e sorrisi, in un mondo precario e orfano di sentimenti e di valori.

Ma se la società è questa dobbiamo piegarci all’andazzo e al consumismo esistenziale? No, approfittare di manifestazioni del genere per riprenderci il senso e il significato dello stare insieme. Riappropriarci della voglia di ridere a crepapelle del nostro vissuto, di condividere la quotidianità di ognuno, le esperienze, i traguardi, le attese, i desideri.

Sei stato ‘spettattore’ del tuo 15esimo compleanno, una data che non poteva e non potrà mai passare inosservata. Vedrai di cosa sarai capace. Sì, lo sei ancora, e questa capacità è di chi ha lasciato il segno e continuerà a lasciarne. 

Quante volte ho chiamato ‘Eugenio’ tuo padre, non accorgendomi che avevo sbagliato.
Forse perché in quei momenti, di più rispetto ad altre volte, sentivo la tua vicinanza? Non lo so.

So soltanto che, forse per la prima volta nella mia vita, ho imparato che si può anche non capire di sbagliare, la differenza è la lezione che impariamo, chiedersi perché l’abbiamo fatto e mai rinnegare quello che è stato, anzi essere orgogliosi delle nostre fragilità e dei nostri limiti. 

Spero di aver saputo raccontare i tuoi primi 15 anni e di continuare a scrivere, con tutti gli altri amici, altre pagine di vita, di vite.

Grazie perché sei stato. Grazie perché sei. Grazie perché sarai. 

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