commento di Mc 9,2-10, a cura di Giuseppe Amalfa SJ

Nonostante i vestiti siano lavati
a temperature di ottanta gradi
e trattati con appositi detergenti,
prodotti disinfettanti al cloro,
candeggina e ammorbidenti,
non è raro sentire un leggero profumo
piegando le camicie dei pigiami.
Conosco l’odore che hanno gli ammalati
prima di morire.

Begoña M. Rueda, traduzione di Giuseppe Amalfa SJ

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore

Entro nel testo (Mc 9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elìa con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Mi lascio ispirare

Soli. Sembra un paradosso il plurale della parola “solo”, eppure il vangelo – la vita – la presenta: c’è una comunione alla quale il “solo” può aprirsi, un incontro di solitudini, in questo caso quelle di Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni. Ma soprattutto c’è una serie di altre parole che portano pian piano a questa solitudine: essere presi, condotti, separati… Il testo presenta queste espressioni in passivo, ma posso immaginare anche un cammino in attivo che conduce a questa solitudine, cosciente, necessaria, di riconnessione con l’intero, il Solo.

Bianco. È il colore della luce, del bucato antico steso al sole, della neve che fa immacolati i paesaggi su cui si posa. Oggi questo bianco avvolge Gesù e ci dice, forse, allo stesso tempo, di qualcos’altro che normalmente lo riveste: un carpentiere non avrà mica la tunica pulita! Così come chi racconta della vita dei campi e dei raccolti nelle sue parabole: si sarà sporcato di quella terra! C’è uno sporco che si fa luminoso: sulle mani che hanno lavorato – come quelle degli operai del cantiere sotto casa oggi… –, la luce dello sporco di chi dona la vita – quella di una madre dopo il parto. E anche Gesù, scandalosamente, in vari modi, questo sporco luminoso lo ha attraversato.

Capanne. Pietro di fronte al Cristo di luce esprime il desiderio di custodire il bello: “facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa”. Gli esegeti vi colgono un richiamo alla festa ebraica delle capanne legata alla presenza della nube che accompagna il popolo pellegrino nel deserto, ma lo stesso passaggio visto con occhio semplice sembra richiamare un gioco di bambini che costruiscono i loro effimeri rifugi – capanne – dove crescere in amicizia. Quale modo più bello per trattenere la bellezza se non dando voce al bambino che porto dentro?

Solitudini, sporco che illumina, i giochi dell’infanzia. All’ombra della trasfigurazione il vangelo diverge in cammini che solo un Cristo luminoso può fare incontrare.

Giuseppe Amalfa SJ

Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Rifletto sulle domande

In che modo riesco a ritagliarmi dei momenti di sana solitudine che mi aprono al dialogo con Dio?

Dove ritrovo nella mia storia situazioni e persone che mi hanno mostrato uno “sporco luminoso”?

Quando è stata lʼultima volta che ho chiesto a qualcuno di fermarsi a giocare con me?

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

(fonte © GET UP AND WALK)

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