Niente pioggia oggi, ma freddo pungente.

Ma io e mamma siamo venuti da te, a casetta tua.

Se non vengo a trovarti sto male, amore mio.

Scusami, forse sarò troppo pressante, addirittura opprimente mi dirai, ma che posso farci. Se non ti vedo mi sento male.

Quando arrivo da te, a casetta tua, piango, piango a Niagara: per la gioia!

Piango come un bambino al suo primo regalo di compleanno, piango come al termine dei tuoi esami di terza media, piango come quando mi fulminasti con lo sguardo a sentire della tua prima operazione, piango come quando San Pio mi fece il primo miracolo di farti uscire vivo dalla sala operatoria, piango come quando ci dissero che i tuoi ragnetti erano scomparsi, piango come quando ci dissero che ti restavano solo sei mesi di vita.

Piango perché mi manchi. Piango perché mi manca il tuo odore. Piango perché mi manca la tua gioia. Piango perché mi manca il tuo silenzio.

Rimarrei sempre in questo luogo di pace, di serenità, di silenzio.

Mi piace ascoltare il silenzio, che è lo stesso che mi dedicavi quando, negli ultimi due mesi della tua splendida e breve vita, eravamo a contemplarci l’uno di fronte all’altro.

Quando vengo a casetta tua non sento più freddo, non sento più caldo, sento solo il calore del tuo abbraccio, morbido, avvolgente, silenzioso ma denso del tuo chiassoso rumore di gioia, di grazia, mentre corri fra le nubi.

E piango di gioia.

Piango perché è l’unico metodo per ringraziarti. Perché sento che lo senti.


Preghiamo insieme

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