E’ l’ora

Notte normale, standard, come al solito.

Controllo e ricontrollo Eugenio, ma è tutto secondo prassi. Respiro corto, ogni tanto un pochino di apnea, io che lo chiamo, lo scrollo un pochino e lui che riprende a respirare.

L’amore mio dorme beato. E io con lui. Chissà cosa sogna.

Ogni tanto apre gli occhi, li sbarra per qualche secondo; io gli dico, sussurrandolo: “dai Eugenio, chiudi gli occhietti, è ora di dormire!”

Mi alzo, come è sempre stata mia abitudine, per verificare che stia bene: ancora respiro corto, ma niente di preoccupante, perché lo ha già avuto altre volte, e lo ha sempre superato brillantemente.

Lo bacio sempre, me lo sbaciucchio. Lo amo, lo adoro.

E’ cuore nel mio cuore.

Alle 6.40 mi alzo, per seguire come ogni mattina la S. Messa su TV2000.

Eugenio ha sempre questo respiro corto, che come già detto non mi desta particolare preoccupazione, ma comunque mi tiene in allerta. Ogni 5 minuti vado da lui per vedere se è migliorato, ma niente, non migliora, anzi.

Ogni tanto gli chiedo: “vuoi un po’ d’acqua?” e senza aspettare la sua risposta, che purtroppo non arriva, ne instillo qualche goccia nella sua bocca, dalla siringa senza ago.

Spero tanto che queste poche gocce gli diano sollievo.

Seguo la messa, faccio colazione, e alle 7.30 ritorno in cameretta per verificare questo respiro se è ritornato normale. No, niente da fare. Sempre uguale.

Fibrillo, lo riconosco, mi agito, mi preoccupo, tanto: non mi piace questo respiro, non sono affatto tranquillo.

Per logica (quel poco che ne è rimasta) vado con l’ossigeno: regolo il flusso a 2 litri/minuto e posiziono gli occhialini nelle narici di Eugenio. Speriamo bene.

Faccio un controllo con l’ossimetro. La mano destra è abbastanza fredda; la riscaldo fra le mie, e provo: errore!

Mi innervosisce questa cosa. Provo con un altro dito: errore. Provo ancora: valori strani, sballati. Ossigeno a 84 in picchiata e battito 40: ma che cavolo di valori sono questi?

Con 2 litri al minuto di ossigeno di solito Eugenio segnava 98 di ossigeno e 130 battiti. Ecco perché gli davamo una pillolina per abbassare gli eccessivi battiti. Adesso sono troppo pochi!

Nel frattempo si alza Giuseppina. Le spiego in breve la mia ansia. La prego di mandare un messaggio a Mauro di Tommaso, il nostro medico, per chiedergli lumi su come gestire questa emergenza. Mauro ci consiglia di usare il diazepam, il potente medicinale da usare nelle emergenze per le crisi epilettiche.

Nel frattempo ci accorgiamo che Eugenio durante la notte ha avuto una fuoriuscita di urina notevole, quindi procediamo con il cambio totale, anche lenzuola e traversa in cotone.

Con il solito movimento, faticoso, gli alzo le gambe e Giuseppina procede con l’introduzione della peretta rettale di diazepam. Una manciata di minuti e il respiro si normalizza, la frequenza rallenta.

Ma Eugenio stringe i denti e respira tutta l’aria che può, come se dovesse essere l’ultima aria che respira nella sua vita.

Faccio questo video perché lo vorrei mandare a Mauro di Tommaso, per fargli capire il problema che abbiamo, ma non sono lucido, non riesco a pensare correttamente, ho una grande confusione in testa.

Sono le 10 circa. La mia fibrillazione non si arresta, non diminuisce neanche. Non capisco perché. Sono nervoso, sono arrabbiato con l’ossimetro perché continua a darmi valori anomali. Chiedo a Giuseppina di misurare la pressione con il misuratore apposito.

Anche questo ultimo, sempre ligio al suo dovere, si rifiuta e ci restituisce errore. Il nervosismo si tocca con mano, sia in me che in Giuseppina. Sostituisco anche le batterie, sperando che sia un problema di elettronica. Proviamo anche con il misuratore di pressione da polso. Stesso problema: errore!

Il respiro si è normalizzato, ma adesso è troppo corto, cortissimo, e con una frequenza bassissima.

Ho paura.

Vengono meno le mie forze, ma sento dentro di me una luce particolare ed una serenità mai provate prima.

Sento che il mio bambino sta volando via, con le sue ali.

Continuo a chiamare il suo nome, come se Eugenio non lo conoscesse. Ma vorrei farlo conoscere a tutto il mondo, sotto e sopra le nuvole, così possano accoglierlo come si compete ad un eroe del suo calibro.

“Eugenio, Eugenioo, Eugeniooo, Eugenioooo….”

Non smetto di chiamarlo, ma non lo stringo a me, per dargli modo di volare via, se questa è la sua ora.

Spero sia solo un piccolo malessere passeggero, ma nel mio cuore so che non è così. Mi risuonano in mente la parole che ci furono dette a febbraio, quando le oncologhe ci dissero che Eugenio non avrebbe superato i sei mesi di vita.

Francesca si alza, intuisce che c’è qualcosa che non va, qualcosa di grave. Lo avverte dall’aria pesante che c’è in cameretta, dai nostri sguardi tetri, preoccupati, cupi.

Va in cucina per la colazione, mentre nonna Antonietta la segue e l’aiuta, entrambe in un silenzio totale, nefasto.

Alle 10.30 arriva come ogni mattina la cara Cristina. Come di consueto, arriva a passo di carica, allegra, pimpante, piena di energia. Entra nella cameretta con un cuore Kinder di cioccolato. “Eugenio, buongiorno. Ti ho portato….” non riesce a completare la frase, sbarra gli occhi. La sua esperienza di infermiera la induce ad un unica conclusione.

Io le chiedo, pacifico: “Buongiorno Cristina. Abbiamo un piccolo problema, stamattina non riusciamo a prendere battito, pressione, ossigenazione ad Eugenio

Lei, serafica, mi risponde: “non puoi prendergli nessun valore. Eugenio sta volando via!

Realizzo l’evento: gli angeli sono arrivati a prendere Eugenio. Io continuo imperterrito a chiamarlo: “Eugeniooo, Eugeniooo, Eugeniooo

Non so, lo chiamo per fargli sentire ancora la mia voce, così la porterà sempre con se. Lo chiamo perché vorrei tanto andare con lui, e lo imploro di portarmi con sé.

Intanto è arrivato il dottore Mauro, accompagnato dal figlio questa mattina; intorno a me e Giuseppina, che siamo vicino al letto di Eugenio, ci sono voci e persone ma noi non percepiamo nulla. Siamo in una bolla d’aria; noi e il nostro angelo appena volato via.

Al mio pianto disperato fa da contraccolpo il silenzio e lo sguardo impietrito di mia moglie; Mauro e Cristina cercano di scuoterci, ci dicono cose che non realizziamo cosa significhino.

In cucina ci sono Francesca e mia suocera, che hanno già capito tutto. Quando Giuseppina le raggiunge non c’è bisogno di dire nulla; già piangono.

Per aiutarci in questo momento particolare, Giuseppina decide di chiamare subito il caro amico Don Davide; solo lui in questo momento può consolarci.

Con don Davide arriva una ventata di serenità, di pace, di profumo d’amore, che solo la fede può donare.

La prima cosa che fa è prendere per mano Francesca ed invitarla a dare l’ultimo saluto al fratellone Eugenio.

Francesca, che solo all’anagrafe ha 8 anni, segue con il cuore il volo del suo angelo custode, del suo angelo preferito, del suo angelo d’amore.

Seria, serena, dolce in volto e nei modi, si avvicina al volto freddo e già rigido del fratello, lo accarezza con un amore straordinario e sublime, lo bacia dolcemente, e come se seguisse il suo volo, la sua anima libra nell’aria serena insieme con quella di Eugenio.

Mauro scrive il certificato di morte. Cachessia neoplastica.

Eugenio è tornato al Padre.

Cristina ci chiede se vogliamo vestirlo noi, oppure l’agenzia delle pompe funebri. Giuseppina preferisce non farlo.

Io lo voglio vestire per l’ultima volta, come piaceva a lui, a modo suo.

Eugenio sarà sempre Eugenio.

Aiutato da Cristina lo vestiamo: camicia bianca, salopette di jeans, i suoi amati calzini NBA e le sue adorate Nike Air bianche con i lacci fluo.

Eugenio è appena morto

Gesù, adesso Eugenio è con Te, e noi siamo sereni.

Nota: questi miei appunti riportano la data del 17 ottobre 2020, ma non sono stati scritti il giorno della morte di Eugenio. Sono stati scritti in tutto l’arco di questo mese, fino ad oggi 17 novembre 2020.
Questo perché ho fatto fatica a scriverli, il dolore è immenso, quasi paragonato al dolore provato da Maria ai piedi di suo figlio in croce.
Ma come Maria, il mio dolore è allietato dalla certezza della pace, della serenità, della primavera senza fine, dalla sicurezza che Eugenio è li ad attendermi, mentre gioca, si diverte beato fra le nubi, fra i suoi nonni e le tante persone che lo stanno amando, come tutte le persone che lo amano quaggiù.

Scrivi un commento...