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Adesso che sono qui davanti a te, mentre dormi, o credi di dormire ed io lo stesso, ho il tempo per ripensare a tutte le battaglie che hai combattuto, o mio guerriero.

Che abbiamo combattuto. Insieme, fianco al fianco. Sempre.

Abbiamo iniziato a combattere il 13 settembre 2019: eravamo tutti e tre insieme, ma solo perché Francesca era a scuola, ignara di tutto quello che stava accadendo alla nostra famiglia, alla nostra giovane famiglia, da soli 14 anni fondata.

Un mese di combattimenti, di battaglie contro questo nuovo mostro, indescrivibile, maligno e subdolo, che aveva fatto all’improvviso capolino nella tua giovane e vivace testa.

Poi un altro mese di duro combattimento da parte tua al policlinico Gemelli, dove bullonato fermo immobile con una maschera di plastica appiccicata al volto, non potevi neanche muovere un sopracciglio altrimenti la macchina spara laser non colpiva quel solito maligno, che ancora non voleva sentir parlare di distruzione, di annientamento, di andarsene dalla tua testa. Niente.

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Li fermo, anzi a produrre ancora maggiore disastri grazie ad alleati che nel frattempo si erano insediati nel tuo midollo spinale.

Io e tua mamma abbiamo cercato di trasformare questa sporca faccenda in un gioco, in una burla, in gite ai centri commerciali romani, dove spesso dovevamo fare i conti con i bilanci familiari che dal 13 settembre diventavano sempre più magri.

Gli aiuti economici che ci arrivavano dai parenti e dagli amici li usavamo scrupolosamente per pagare i viaggi, continui viaggi, le spese mediche che aumentavano, le medicine che talvolta il buon cuore del Vaticano e la burocrazia della sanità italiana non passava.

E poi l’interminabile battaglia aiutati dai meravigliosi medici dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, che ti hanno aiutato fino a quando il tuo glioma diffuso ha vinto anche sulla loro scienza.

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Da domenica 12 luglio 2020 hanno dichiarato la vittoria del “glioma diffuso della linea mediana, H3K27M, iperespressione p53, IDH1 neg, ATRX mutato” sulle loro potenti menti, capeggiati dal grande Prof. Franco Locatelli, dalla eccelsa Angela Mastronuzzi, dalle nostre dolcissime e validissime compagne di viaggio Antonella Cacchione e Milena Paiano.

Dal 29 agosto 2020 hai mollato anche tu, e ti sei adagiato in un letto, muto.

Il tempo. ne abbiamo avuto poco, pochissimo.

Poco tempo per parlare, poco tempo per ridere, poco tempo per divertirci, poco tempo per arrabbiarci, poco tempo per abbracciarci, poco tempo per coccolarci.

Mentre alle una di notte, in pieno sonno, mamma Giuseppina mi chiamava per darti il biberon, pensavamo più al sonno che ai tuoi gemiti. Adesso, che non li sentiamo più ormai da un mese, preghiamo Dio di poter sentire un tuo alito, un tuo vagito, una tua parola, un tuo sussurro.

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E poi l’asilo: praticamente una seconda casa. Presi dal lavoro e dalle faccende quotidiane della casa, io e mamma Giuseppina potevamo goderci dei tuoi giochi, dei tuoi primi passi, delle tue pappine sputate con disgusto, solo poche ore al giorno.

E finalmente durante le vacanze estive eri nostro, solo nostro, e noi solo tuoi, e di niente e nessun altro.

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