La Parola del 5 ottobre 2020

Oggi si festeggia: Beato Bartolo Longo (avvocato, fondatore del Santuario di Pompei (NA))

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Gal 1,6-12
 
Fratelli, mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo.
Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!
 
Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!
 
Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

Salmi 111(110),1-2.7-8.9.10c.

Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
nel consesso dei giusti e nell’assemblea.
Grandi le opere del Signore,
le contemplino coloro che le amano.

Le opere delle sue mani sono verità e giustizia,
stabili sono tutti i suoi comandi,
immutabili nei secoli, per sempre,
eseguiti con fedeltà e rettitudine.

Mandò a liberare il suo popolo,
stabilì la sua alleanza per sempre.
Santo e terribile il suo nome.
Principio della saggezza
è il timore del Signore.

VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,25-37
 
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
 
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

“Lo portò a una locanda e si prese cura di lui”

“E chi è il mio prossimo?” Per rispondere, il Verbo, la Parola di Dio, parla della misericordia sotto forma di un racconto: dice della discesa dell’uomo, l’imboscata dei briganti, lo spogliamento dell’abito incorruttibile, le ferite del peccato, le conseguenze della morte su metà della natura (l’anima infatti resta immortale), il passaggio vano della Legge, poiché né il sacerdote, né il levita hanno curato le piaghe dell’uomo vittima dei briganti. “Infatti è impossibile eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri” (Eb 10,4); poteva farlo solo colui che ha preso tutta la natura umana con le primizie dell’origine da cui vengono tutte le razze: Giudei, Samaritani, Greci e l’intera umanità. Lui, col suo corpo, cioè il suo cavallo, si è trovato là dov’è la miseria dell’uomo, ne ha curato le ferite, l’ha fatto riposare sul suo cavallo e gli ha dato come rifugio la sua misericordia, dove tutti coloro che penano e faticano sotto il peso trovano ristoro (Mt 11,28). (…) “Chi dimora in me io dimoro in lui” (Gv 6,56)… Chi trova rifugio in questa misericordia di Cristo riceve da lui due denari d’argento, uno: amare Dio con tutta la sua anima, l’altro: amare il prossimo come se stesso, secondo la risposta del dottore della Legge (Mc 12,30ss). Ma poiché “non coloro che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che mettono in pratica la legge saranno giustificati” (Rom 2,13), occorre non solo ricevere i due denari d’argento…, ma fare anche la propria parte a fatti per compiere questi due comandamenti. Ecco perché il Signore dice all’albergatore che tutto quanto avrà speso per curare il ferito glielo restituirà, quando tornerà una seconda volta, secondo la misura del suo zelo.

San Gregorio Nisseno (ca 335-395)

monaco e vescovo
Discorsi sul Cantico dei Cantici, n°. 14

PAROLE DEL SANTO PADRE

Questa parabola è uno stupendo regalo per tutti noi, e anche un impegno! A ciascuno di noi Gesù ripete ciò che disse al dottore della Legge: «Va’ e anche tu fa’ così» (v. 37). Siamo tutti chiamati a percorrere lo stesso cammino del buon samaritano, che è figura di Cristo: Gesù si è chinato su di noi, si è fatto nostro servo, e così ci ha salvati, perché anche noi possiamo amarci come Lui ci ha amato, allo stesso modo. (Udienza generale, 27 aprile 2016)

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