Tutta la tensione, tutte le paure, tutte le preoccupazioni, ricadono inevitabilmente su Francesca.

E’ la più piccola, è la più fragile, è la più esposta sentimentalmente perché oltre ad essere suo fratello, è anche il suo idolo, il suo baluardo, il fratello maggiore, il guardiano del suo futuro, il porto sicuro.

E adesso vederlo insicuro, gracile come uno scricciolo, ormai da oltre 14 ore con gli occhi chiusi, per lei è un trauma.

Eugenio e Francesca
Martedì 1 settembre 2020, Eugenio e Francesca dialogano

E’ ora di cena, circa le 20. Più volte cerchiamo di svegliare Eugenio, sia io che Giuseppina, con voce dolce, con voce più incisiva, con qualche buffettino, ma niente. A stento riesce ad aprire gli occhi per pochi secondi, poi cade di nuovo in catalessi, nel suo oblio, nel suo sonno profondo.

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Preoccupati da questo oblio continuo, e da questa mancanza di riflessi, allertiamo subito il nostro medico di famiglia, il dottore Mauro di Tommaso, alle 20.41

Immediatamente risponde, e preoccupato da una possibile crisi glicemica, essendo lui fuori zona, ci consiglia di contattare la guardia medica per fornirci il misuratore glicemico. Contattato via telefono, il dottore della guardia medica mi risponde che “ne sono sprovvisti” (possibile? guardia medica? boh! sigh!!! 😒😒😒)

Telefono alla nostra ancora di salvezza: la farmacia D’Aloia. Mi risponde subito il mio amico Antony, disponibile, attento, preciso, con un cuore grande così! Non riesco a finire la frase che, con il boccone ancora in bocca, mi dice: “sto arrivando!” Incredibile, ma in questo mondo virtuale esistono ancora gli esseri umani. E nei D’Aloia l’umanità, la compassione, l’amore e la presenza concreta è nel DNA.

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20 secondi dopo Antony era davanti al portone di casa mia, con l’apparecchio per misurare la glicemia bello nuovo e pronto per essere usato. Senza esitazione sale su a casa e in un batter d’occhi effettua la misurazione glicemica ad Eugenio: 93. Nella norma.

E dopo tutto questo prodigarsi, non ha preteso neanche l’importo del misuratore! 😲

Comunico i dati al medico, che purtroppo mi conferma che tutto questo status è dovuto sempre all'”ospite maligno”, che preme su qualche zona cerebrale e provoca questo oblio.

Francesca crolla. Piange a dirotto, piange disperata.

Mi chiama in disparte e mi dice:”papà, mi dai un caldo abbraccio?

Il nostro è un lungo, caldo, molto caldo, abbraccio.

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Le racconto brevemente la “favola dei caldomorbidi”

Lei la conosce già molto bene, perché è stata oggetto di analisi durante la catechesi fatta in parrocchia con don Dahuid e la sua equipe di assistenti.

Le dico di cogliere l’attimo, perché è fuggente, e ci si potrebbe pentirsi di non averlo colto. Abbracciamo la persona amata quando l’abbiamo accanto; non siamo avari di parole gentili, potremmo non averne più l’occasione.

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Eugenio adesso continua a dormire sul suo comodo divano reclinabile, e Francesca guarda un pò di video per bambini su Youtube

Francesca guarda video sullo smartphone

Noi speriamo che quando il Signore Gesù busserà alla nostra porta sarà per dirci: “Eugenio, sei guarito“, e così continuare nei nostri abbracci e nei nostri baci.

Caldi e morbidi abbracci.

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