E’ dalle 13 di ieri 23 agosto che soffriamo lo stillicidio del male alla pancia di Eugenio.

Le abbiamo provate tutte: fette biscottate con marmellata, tachipirina, gaviscon, camomilla, En. Niente di niente.

Non funziona niente.

Alle 2 di questa notte per l’ennesima volta Eugenio mi chiede di fare la spoletta letto cameretta-divano salone. Basta, mi rifiuto! Con voce alta e austera gli imploro di dormire, e di lasciarci dormire, siamo allo stremo.

Mi rimetto a letto, mi appisolo.

Dopo mezz’ora sento un tonfo sordo, vuoto, triste, drammatico: mi alzo di soprassalto e vedo Eugenio riverso a terra, vicino al suo lettino! Giuseppina arriva rapida. Ci rassicuriamo che non avesse traumi o contusioni. Lo spavento è tanto, enorme, l’adrenalina sale a livelli incredibili. Fortunatamente Eugenio sta bene, senza lividi o traumi, confuso, ma sta bene, con la sua grossa malattia degenerante e dilagante.

Gli urlo contro: so di non fare una cosa buona, ma la rabbia è tanta, tantissima.

Sono arrabbiato contro la sua malattia, sono arrabbiato contro questa Terra che continua a produrre cancro a volontà, sono arrabbiato contro la mia impotenza, sono arrabbiato contro Gesù che ogni tanto, forse spesso non ci nota neanche e non ci degna di un suo sguardo, sono arrabbiato perché volevo solo una vita tranquilla, povera ma tranquilla, serena, con due splendidi figli, invece questo mostro di malattia me lo sta portando via. Sono arrabbiato con questo cancro che mi sta facendo soffrire anche la gli ultimi attimi che posso godermi mio figlio.

Gli ho anche gridato contro, ad Eugenio, che dorme tutto il giorno e poi la notte rimane insonne: ma a chi ho urlato, se la sua mente è offuscata? Con chi mi sono adirato, visto che Eugenio è andato via dal 13 settembre 2019?

Adesso lui dorme, perché è schiavo delle sue medicine che gli impongono cosa fare, cosa dire, come comportarsi.

E’ vita questa?

Fra 5 giorni è il suo 14 esimo compleanno. Lo festeggeremo, col dolore nel cuore e il fumo nella mente.

Francesca ha sentito tutto questo baccano, si è dapprima raggomitolata fra le lenzuola, poi cuscino in braccio ci ha raggiunti nel salone, dove adesso tutti e tre vegliamo il fratello dormente. Francesca sta assorbendo tutto come una spugna e prima o poi queste ferite le verranno fuori. Speriamo soltanto riesca a gestirle bene, e forse le faccia anche fruttare, come le consiglio io, per aiutare altri bimbi, diventato una ottima dottoressa, la migliore, che potrà finalmente trovare una cura contro il cancro.

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