Il cuore sparso

Abbiamo lasciato una parte del nostro cuore ad Assisi, dove solo per pochi minuti abbiamo toccato il suolo francescano, ma non abbiamo avuto il piacere di salutare il nostro amico Padre Enzo Fortunato.

Abbiamo lasciato una parte dal nostro cuore a Perugia, nella stanza numero 5 del quinto piano del reparto di oncoematologia pediatrica. Abbiamo avuto l’onore di essere assistiti da un team di professionisti, ad iniziare dal primario dott. Maurizio Caniglia, dalla gentilissima dottoressa Maria Speranza Massei, dall’infermiera Cinzia, e da tanti altri infermieri e dottori che ci hanno curato e coccolati.

Abbiamo lasciato un po’ del nostro cuore al vigilante dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, che con pazienza e coscienza ci ha fatti entrare con il camper all’ingresso del pronto soccorso, al fine di agevolare l’entrata e la salita in camper di Eugenio.

Il nostro cuore è ormai nelle fidate mani della dottoressa Antonella Cacchione, e da poco nelle mani della dottoressa Giacomina Megaro, cui abbiamo affidato la vita di nostro figlio Eugenio.

Ieri 12 luglio eravamo impazienti di avere le dimissioni, così da ritornare a casa, dove c’è sempre il nostro cuore. C’è il cuore della casa, della nostra amata figlioletta Francesca, e di nonna Antonietta, che ci aspettava in trepidante attesa.

Finalmente alle 12 circa la dottoressa Megaro ci consegna il fascicolo delle dimissioni, contenente il riassunto della storia clinica di Eugenio, e le ultime indicazioni terapeutiche, comprese i medicinali da assumere a casa.

Una OSS accompagna Eugenio in sedia a rotelle, fino all’ingresso del pronto soccorso, dove già l’abile e premuroso vigilante mi aveva permesso l’accesso fino all’interno dell’area, già zona extraterritoriale proprietà della Santa Sede.

Eugenio a fatica sale i 3 gradini che permettono l’accesso alla cellula abitativa del camper; lo faccio accomodare al divanetto, mi metto alla guida ed aiutato dallo stesso vigilante compio manovra per uscire agevolmente.

Prendiamo la via per casa.

Con piacere lasciamo Roma, il suo caldo umido, il traffico caotico e roboante, le strade dissestate, le buche nella pavimentazione stradale ampie come voragini, i clacson usati come mezzo di comunicazione fra automobilisti arrabbiati, i semafori annoiati perché nessuno li guarda, il grande raccordo anulare usato come pista di decollo per automobili potenti e aggressive, spesso tirate a lucido e dotate di lampeggianti blu.

Noi, con il nostro solido e robusto Pio camper, a 90 Km/h siamo padroni della strada, di tutte le autostrade, della nostra amata corsia di destra, dove nessuno ci disturba.

Eugenio si stende nel suo lettucio in fondo a Pio camper, e dorme, sereno, pacifico. Pio è anche dotato di aria condizionata, e il nostro guerriero dorme al fresco.

Nei pressi di Frosinone mi accosto in una piazzola di servizio, per permettere ad Eugenio di andare nel piccolo ma funzionale wc del camper.

Alle 15.30 siamo a casa.

Ci attende la nonna Antonietta, con la pasta al sugo già pronta, un ottimo secondo con rotolini di petto di pollo con prosciutto cotto.

Dopo pochissimi minuti ci raggiunge Francesca, che con le lacrime agli occhi ci saluta e ci abbraccia con tutto l’amore possibile.

Siamo a casa.

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