La seconda vita

Ieri sera scendendo dal camper cercavi la mia mano, il mio appiglio, il mio aiuto.

Tu che fino ad un anno fa eri uno sportivo incallito, un giocatore di basket sopraffino, che il tuo coach ogni tanto ti doveva dare un freno altrimenti giocavi 4 tempi di corsa avanti e dietro per tutto il campo, “coast to coast” come ti soprannominava un nostro caro amico.

Oggi chiedi la mia mano per scendere 3 scalini.

Ecco cos’è la malattia: è una seconda vita che si impossessa della prima, di quella originale, dell’origine, della vera.

E la trasforma a suo piacimento, come un virus, che entra dentro e plasma tutto quello che trova sul suo percorso.

Ed allora cosa resta della vita originale: talvolta resta il sorriso, così come è sempre vivido dentro di te, la tua risata spesso incontenibile, il tuo chiamare il tuo amico fedele “bro” o alla meridionale “fratò”.

E quando la malattia toglie anche il sorriso?

Restano i gesti, come una carezza, come quando cerchi il mio abbraccio, come quando dici sottovoce “vado con il mio papino”.

Ma spesso una malattia può togliere anche questo, i gesti.

Ed allora restano le briciole, quelle che abbiamo lasciato per strada.

Se sono poche e sparse, il vento le porterà via.

Se sono tante e fitte, formeranno figure che tutti possono vedere, toccare, sentire; come un cuore, una nuvola, un battito d’ali.

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