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Era il 2014 quando alla Tv, su Rai1, inziò la serie “Braccialetti Rossi”, storia di un gruppo di ragazzi (alcuni piccoli, altri adolescenti) che si incontrano in un posto insolito, un ospedale, per curarsi da malattie più o meno gravi (cancro, epilessia, anoressia, bulimia, malattie congenite sconosciute, ecc…). Seguimmo con interesse e coinvolgimento la serie, insieme ad Eugenio e ad una piccolissima Francesca. Mai avremmo pensato, allora, di ritrovarci a vivere una storia analoga a quella del protagonista, Leo.

Eugenio si appassionò a tal punto a quella serie tv che prese Leo ad esempio per la forza, per la passione e l’amore per la vita che animava la sua battaglia: il motto dei ragazzi di BR divenne una parola utilizzata nelle sue battute: watanka; volle anche lui un braccialetto di gomma di quelli di gomma che portò per un bel periodo come porta-fortuna.

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Le serie di BR si sono susseguite negli anni, per tre o quattro stagioni televisive. Leo ne ha passate tante, interventi, amputazioni, chemio-terapia, lotte personali e familiari, un grande amore per la sua Cris, una passione sfegatata per il disegno e i murales… noi abbiamo gioito e pianto insieme con lui.

La serie finì, e noi l’abbiamo conservata nel cuore; ci è ritornata in mente in questi mesi, Eugenio si ricordò di Leo di fronte alla sua testa amorevolmente rasata dal papà… onestamente, presi dalle nostre vicissitudini poco siamo stati a pensare più ai ragazzi di Braccialetti Rossi.

L’altra sera, guardando la tv, esce fuori la pubblicità di Braccialetti Rossi, trasmesso sulla piattaforma RaiPlay. Francesca ed Eugenio reagirono con entusiasmo, io no, anzi dichiarai subito che non lo avrei voluto rivedere. Ma è chiaro che i pensieri di un adulto sono incomprensibili o quasi, per un ragazzo.

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Ieri pomeriggio, Eugenio e Francesca, si sintonizzano su RaiPlay e iniziano la visione della serie, felici ed entusiasti… l’entusiasmo di Eugenio dura poco. Dopo circa mezz’ora dall’inizio del telefilm, mi raggiunge in cucina con gli occhi pieni di lacrime. Cerca di trattenersi, di nasconderlo, ma di fronte al mio, abbraccio muto si scioglie.

Ci spostiamo nel salone, dove sono Remigio e una Francesca un pò attonita (“lo avevi detto che non era il caso di vederlo” il suo commento), ed Eugenio cerca anche il conforto del papà.

Le parole in certi casi non servono, o meglio vengono molto dopo… prima c’è bisogno di fargli sentire tutto l’amore che sentiamo, poi Remigio cerca di rassicurarlo a parole, di dargli quel conforto che il nostro cucciolo chiede. E’ molto provato, ora sa che quella storia è nulla rispetto a quanto lui sta vivendo; sa bene che la realtà può superare di gran lunga la fantasia e comprende bene che non sempre il finale è lieto.

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Caro Eugenio sappi che noi siamo orgogliosi di te, di come stai affrontando questa battaglia. Ci siamo e ci saremo ogni momento. Tu sei più coraggioso e forte di tutti i “Leo” di questo mondo.

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