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Questa mattina il risveglio è stato più soft. Francesca è a casa, causa chiusura delle scuole, e quindi la sveglia è stata disattivata. Comunque, i nostri ritmi sono ben radicati, non più tardi delle 8.00 io e Remigio siamo in piedi.

Eugenio (che dal nostro rientro a casa da Pozzilli, dorme nel lettone con Remigio), continua il suo riposo; così pure Francesca (che dorme nel lettone in cameretta, insieme a me, sempre da novembre).

Oggi la terapia con il Temodal sarà svolta diversamente, tutte le capsule devono essere prese insieme (e sono quattro!) e non intervallate tra mattina e pomeriggio. Alle 9.15 Eugenio si sveglia, tranquillo e soddisfatto della nottata di riposo. In cucina sono pronte le due compresse anti-vomito che riesce ad ingoiare con tantissima acqua. Dopo 15 minuti prende la prima Temodal; mi sento male a vederlo così provato, con l’acqua che va giù. E’ evidente che tutta quest’acqua bevuta così voracemente, e l’ansia che gli provocano tutte le capsule ancora da ingoiare, qualche effetto devono provocare. Ed infatti, arriva qualche conato di vomito. Tutto si risolve però molto velocemente (povero figlio, non ha nulla nello stomaco se non l’acqua!) senza troppa sofferenza (se non quella morale, mia).

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A questo punto c’è un intervento decisivo di Remigio, (si fa violenza, ma riesce ad essere autoritario con Eugenio), che con poche parole obbliga Eugenio a prendere le altre tre capsule di seguito. Quasi gli da il ritmo col quale deve ingoiarle. Beh, sarà stato autoritario, ma l’obiettivo è raggiunto! Le altre capsule vanno giù nel giro di pochi minuti!

Si sveglia anche Francesca, sorridente e felice di essere con la sua famiglia. Che raggio di sole!

Immediatamente dopo è provvidenziale l’arrivo dell’amico fraterno, coach di vita, Gaetano Santoro, che distrae Eugenio e alleggerisce il clima un po’ pesante. Trascorso il tempo richiesto dalla terapia, Eugenio fa colazione con una merendina al cioccolato e con il beverone multi-energetico consigliato dalla dottoressa Cacchione.

Gaetano senza troppi giri di parole, redarguisce Eugenio. “E che fai? Hai questa fortuna di poter fare la chemio-terapia a casa, senza stare in ospedale, senza stare a Roma, e fai storie? Eugenio, non va bene così”(lui parla a ragion veduta, visto che il suo papà ha affrontato la chemio per tanti anni, e doveva dividersi tra casa, ospedale, compresse e flebo). Eugenio ascolta, annuisce, sorride e conferma che effettivamente, lui è “fortunato” a differenza di tanti bambini che sono lì a Roma in Day Hospital a fare la terapia con le flebo. Il discorso si sposta poi sul basket, sulle partite, sul Coronavirus che sta paralizzando un pò tutto, ed il tempo scorre tranquillo.

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Il coach rientra a Caiazzo. Io e Francesca facciamo un salto al supermercato dalla cara amica Sandra.

Il nostro pranzo di oggi è a base di tripoline al pesto e alette di pollo con salsa barbecue. Tutto pur di far mangiare Eugenio. In effetti gradisce sia la pasta che le alette, anche se le sue porzioni sono minime. Mezza banana conclude il suo pranzo. Va bene così, l’importante è non perdere l’appetito.

Remigio è ancora convalescente e dopo pranzo deve necessariamente riposare. Francesca va in camera a leggere; adesso si sta dedicando alla lettura della Bibbia! La trova molto interessante. Siamo alquanto stupìti di questa sua scelta di lettura, ma va bene così. Io rassetto la cucina, stendo una lavatrice di panni, ho un dolore alle gambe (penso che sia influenza che sto manifestando così) e la testa un po’ pesante, ma vado avanti.

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Eugenio si sdraia sul divano con il suo amato smartphone; oggi non ha sonno, vuole solo stendere le gambe e si allunga sul divano.

Adesso, si accinge a fare merenda con un dolcino alla ricotta. Alla notizia che se non ha male alla pancia non servono pillole anti-vomito quasi si commuove, ci fa un sorriso di quelli che riscaldano l’anima. Ora guarda l’amato basket alla tv. A Dio piacendo la giornata scorrerà tranquilla.

A voi sempre l’invito a restare connessi e vicini.

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