Un nostro “difetto” è quello di arrivare sempre in orario, anzi in anticipo.

L’appuntamento all’ospedale Bambino Gesù, con la dottoressa Cacchione e con il neurochirurgo, è alle 17.00 ma noi abbiamo la frenesia di partire.

La mattinata scorre tranquilla, Eugenio è sveglio dalle 9.30. Grazie alla pillolina consigliataci allo scorso incontro riesce a fare colazione senza intoppi, e anzi mangia con gusto.

Subito dopo ci dedichiamo alle sue pulizie. Come consigliato anche dalla cara amica fisioterapista, sprono Eugenio a fare tutto da solo; lui un po’ borbotta perché è “più bello essere aiutati da mamma”, anzi “è rilassante”, ma poi si dedica volentieri a lavarsi e cambiarsi.

Anzi, si diverte anche a fare qualche acrobazia al cambio della biancheria intima.

I momenti trascorsi insieme, anche a fare queste piccole cose, sono sempre molto gioiosi. Ci prendiamo in giro, ci facciamo le smorfie e usiamo termini in “dialetto arcaico”.

La scelta degli abiti è da sempre un momento “nostro“.

Eugenio ha gusto, e la malattia non ha appannato il suo desiderio di vestirsi “bene”. Camicia bianca, pullover verde bottiglia, jeans nero e scarpette bianche, ok siamo pronti!

Verso le 11.00 l’immancabile domanda di nonna Tetta, “che cucino oggi?” Con un sorriso diciamo “un piatto di pasta al sugo è più che sufficiente”. Lei non è soddisfatta, ma comunque va bene così.

L’attesa per il pranzo passa tra una telefonata con nonna Rosa da Foggia, qualche battuta.

Eugenio non è mai totalmente sereno quando sa che dobbiamo andare al Bambino Gesù, i gesti e le domande ripetitive ci fanno comprendere che è nervoso. Pranziamo velocemente e via, alle 13.15 già siamo in macchina.

Ci dispiace lasciare casa, andiamo via sempre con un certo magone in gola. Ma si deve fare. Ci dispiace lasciare Francesca, ma sappiamo che è affidata alle mani amorevoli e materne di Luana Valentino, e il suo pomeriggio sarà sereno.

Autostrada libera, viaggio tranquillo.

Eugenio sente la musica con le sue cuffiette, Giuseppina dietro sonnecchia e sfoglia i social.

Alle 16.00 circa siamo a Roma, passiamo da via della Conciliazione e salutiamo San Pietro e Papa Francesco.

Alle 16.15 lascio Giuseppina e Eugenio all’ingresso del Bambino Gesù.

Intercetto la dottoressa Cacchione, che vedendomi si meraviglia, ma la tranquillizzo, è il modus Ruberto arrivare sempre in anticipo!

Ci sono ancora tanti bimbi, anche nei passeggini, con la flebo di chemio.

È tremendo, ci vuole forza a resistere qui dentro.

Cacchione chiama subito Eugenio per le analisi di rito (ottimi, c’è le troviamo già fatte).

E ora… Attendiamo il neurochirurgo!

Si parla, si scherza, si chiacchiera.

Viviamo insieme, nello stesso cuore, con lo stesso cuore.

Alle 17.45 ci chiamano per il colloquio. Nello studio c’è la dottoressa Cacchione, la dottoressa Paiano e il neurochirurgo, dott. Carai.

Il dottore, giovane, simpatico e molto professionale ci illustra nel dettaglio quello che già ci era stato ventilato in precedenza. Eugenio deve liberare dal liquor in eccesso il ventriloco posteriore sinistro, e deve rimanere la possibilità di accedere poi tramite una valvolina sottocutanea nel caso questo liquor si riformi in modo eccessivo.

Il tutto per permettergli di fare i cicli di chemio che serviranno a ridurre quel “benedetto” residuo presente ancora all’interno del suo cervello. Prima si mette la valvola, prima si drena, prima si comincia la terapia, questo in sintesi il discorso.

L’appuntamento è per giovedì prossimo alle 14.00. Chiediamo ragguagli sulla degenza, ci rassicurano che sarà breve, che lunedì rientreremo già a casa.

Alle 18.30 siamo fuori dall’ospedale, prendiamo contatti con la casa di accoglienza lì vicino, Remigio va a prendere la macchina e ci mettiamo nel traffico romano. Abbiamo poca voglia di parlare, non siamo ciarlieri come all’andata…

Santa Bernardetta di Lourdes, oggi è la tua giornata, e non crediamo sia un caso che proprio oggi siamo stati chiamati a questa ulteriore prova.

Ci affidiamo a te, a Maria e a tutti i Santi Protettori. A voi, come sempre, chiediamo una preghiera in più per Eugenio. ❤️

Alle 21.15 siamo finalmente a casa.

Il tempo di un boccone, e a nanna. La giornata è stata lunga e faticosa.

Buonanotte fratelli e sorelle.

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