Una storia da raccontare

Purtroppo, in questi mesi, un po’ tutti avete saputo della vicenda che ha colpito Eugenio, dalla battaglia che si è trovato ad affrontare a soli 13 anni.

Vi sarete sicuramente affezionati per l’ingiustizia che la vita gli ha riservato, avrete pregato per la sua guarigione, e chi più e chi meno, fatto sentire il proprio amore a lui e ai suoi straordinari genitori.


Eugenio, Remigio e Pina, (e non dimentico la piccola Francesca) non sono, però, a caso della persone speciali, dotati di una bontà fuori dal comune, che per l’ennesima volta hanno dimostrato, dandoci una lezione di come si deve affrontare la vita.
Non voglio però cadere nella retorica, limitandomi a raccontare solo i fatti.


È un normale sabato mattina, che precede il solito pomeriggio fatto di partite , quando all’ora di pranzo quattro genitori mi comunicano che i loro figli sono stati colpiti dal virus influenzale.
Mi restano solo 7 ragazzi a disposizione, situazione che da regolamento ci farebbe perdere la gara a tavolino; a questo punto chiedo sul gruppo dei genitori se qualcuno dei ragazzi è in grado quantomeno di venire in panchina, non passano che pochi minuti, precisamente cinque, che ti arriva la risposta che mai ti saresti aspettato: “Puoi considerare Eugenio!


Resto incredulo, non ci credo, penso che Remigio stia scherzando, invece non è così.
Passano poche ore, e lui e lì, fa il suo ingresso in palestra accompagnato sotto braccio da Pina, piano piano si avvicina al tavolo per fare il riconoscimento, si sbottona il giubbotto e alla domanda dell’arbitro: “Ruberto”, risponde “Eugenio 28.
Poi si accomoda in panchina e con il suo ormai inconfondibile cappellino nero assiste alla gara incitando i compagni in campo e rincuorando quelli in panchina.
I ragazzi lottano, battendosi come mai prima avevano fatto al cospetto di un avversario più forte, perdono (perdiamo), piangono per la sconfitta, ma alla fine per loro è comunque una festa.
Eugenio ha una speranza, ed è l’unica e sola cosa che conta.

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